La noia elettorale

Ineluttabile come il battesimo del figlio di un lontano cugino, il commento all’ennesima tornata elettorale si porta appresso una sfilza di luoghi comuni e qualche sbadiglio. I risultati restano sullo sfondo perché sappiamo quanto pesano i sussulti delle Amministrative nella storia politica italiana. Vince uno che non sta al governo e grida al governo: “Dimettetevi!” Vince chi sta già al governo e grida a quello che ci stava prima: “Perché non ti dimettevi l’anno scorso?”. In ogni caso nessuno si è mai ritirato, ha solo esercitato l’ugola per far ritirare l’altro.
Per fare qualche nome, Berlusconi che adesso ulula vittoria e conseguente vendetta per i risultati ottenuti ieri al Nord, non si è sognato di alzarsi dal trono quando lo occupava lui nemmeno per andare a far pipì nelle occasioni in cui le Amministrative gli erano state sfavorevoli.
Lo so di essere noioso. Mentre batto queste parole sul mio computer di fortuna (soffocato da una connessione asfittica) mi rendo conto della quota di “già detto, già sentito”…
Lasciatemi scrivere solo qualche riga di analisi. Per esperienza sappiamo che il cosiddetto voto di protesta è un fenomeno ricorrente: pensate alla Lega al Nord, e all’Mpa al Sud. Le politiche fiscali, nel dettaglio, hanno un peso, i comizi non ne hanno nessuno. Un sistema elettorale che sguinzaglia, come accade in Calabria, un candidato ogni 150 abitanti non lo accetterebbero neanche nel Monopoli.
Finito. Da domani parliamo d’altro.

  

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