Siccità

Questa storia della siccità rischia di diventare una miccia accesa. Si scopre che il Nord ha un problema in tal senso (di acqua, non di micce) e scatta, con rullio di tamburi e squilli di trombe, un Piano Di Emergenza.
Vivo in una regione e soprattutto in una città dove ci si è dovuti abituare a fare la doccia con un secchio d’acqua. Fino a tre anni fa nell’elegante centro di Palermo dove (per una fortunata serie di concause) abitavo, l’erogazione idrica avveniva una volta ogni due-tre giorni e per poche ore, di notte. Contro la siccità i governi siciliani le hanno provate tutte. Si pensò persino di sparare alle nuvole come facevano gli israeliani: il progetto fu accantonato subito nel timore che il fai-da-te prendesse il sopravvento, balcone per balcone.
Si appaltarono lavori miliardari per dighe, dissalatori, condotte. Scese in campo l’esercito che, conclusa l’operazione Vespri siciliani, non vedeva l’ora di rendersi utile. Qualcosa si è fatto, molto altro no. Soprattutto ci si è arresi all’idea bipartisan che l’acqua in realtà c’è, ma che si perde nel colabrodo delle nostre reti cittadine. Se un giorno qualcuno dalle mie parti si accorgerà che al Nord per qualche goccia in meno e qualche fiume ristretto hanno adottato un Piano Di Emergenza Nazionale dove il presidente del Consiglio ha preso in mano personalmente la situazione, allora saranno guai. Perché a quel qualcuno dovranno spiegare perché l’acqua in Italia non bagna tutti alla stessa maniera.

  

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