In un’Italia che cambia pelle da un governo all’altro c’è una sola certezza: l’ostentazione del culo di Sara Tommasi.
Che si parli di banche o di aperitivi, la soubrette (termine che, negli ultimi tempi, ci viene in soccorso quando siamo in presenza di donna procace senza reale mestiere) ha sempre qualcosa da mostrare a sostegno delle sue misteriosissime opinioni.
Ora per un paio di righe devo essere molto antipatico.
In realtà – parlando tra maschi – il sedere della Tommasi finisce in cronaca (bianca, rosa, non importa il colore) solo perché è esibito. Non ci sono altri numeri a giustificazione di un simile risalto mediatico.
Fine della parentesi antipatica (si fa per dire).
In realtà Sara Tommasi, persino nelle sue argomentazioni più inverosimili, ha le sue ragioni. Questa signorina ha usufruito per anni del numero privato dell’allora premier Silvio Berlusconi. E parlava con lui, di certo, di più della Merkel. Quale migliore stimolo per il suo ego? Tommasi contro un capo di Stato. Tommasi contro la donna più potente d’Europa. Tommasi contro tutti. Grazie a cosa? A chi?
Se prendete una ragazzotta disinibita e ambiziosa, la mettete in contatto con un anziano politico influente e ricchissimo e poi le chiedete che ore sono, lei vi risponderà: “Ho altro a cui pensare, mi si sono sfilate le autoreggenti. Pussa via, scemo!”.
E va bene che sei laureata alla Bocconi, che se copuli a destra e manca dichiari che ti mettevano una droga speciale nel bicchiere, va bene che devi campare.
Però ogni tanto quella gonna usala, tanto per farci illudere che non è un cappello e che quindi non copre la parte pensante di te.