Brave persone

Il leader di Potere Operaio, Franco Piperno, dichiara in tv: “I terroristi? Io penso che sono moralmente delle ottime persone anche se hanno ucciso”. E argomenta con l’intervistatore: “E’ una morale di guerra, non esiste solo una sua o una mia morale. La morale è multipla, ci sono persone che vanno a bombardare una città e sono considerate degli eroi e persone che sparano su un bersaglio determinato che sono considerate dei criminali. Nel secondo caso solo perché sconfitti”.
Credo – posso sbagliare – che la morale di guerra preveda lo schieramento di almeno due fazioni opposte. Eserciti contro eserciti. Armi contro armi. Ideologie contro ideologie. Interessi acuminati, geografie collidenti, economie selvaggie (in certi casi).
L’ostacolo che – posso sbagliare – impedisce (deve impedire) una rivalutazione morale dei terroristi è fatto da biciclette, impermeabili, valigette in finta pelle, occhiali rotti, scarpe, biglietti di autobus, chiavi… gli oggetti delle vittime, le armi di uno schieramento di quella guerra. Dall’altro lato, pistole.
Gli sconfitti – qualcuno dovrebbe riferirlo a Franco Piperno – non sono i terroristi, ma le mogli, i figli, i genitori, gli amici e i colleghi onesti delle vittime. Nessuno – posso sbagliare – ha finora avviato una campagna per salvaguardare quell’ingrediente della moralità (multipla, sottomultipla, probabilmente infinitesimale) che si chiama memoria.

  

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