Perdonatemi

La signora Ardant ha chiesto scusa per la sua corbelleria sulle Br e ha riscosso un perdono istantaneo, quasi liberatorio. In un paio di giorni, la celebre attrice ha collezionato migliaia tra articoli, commenti, servizi televisivi e radiofonici, post di blog. Tutto per un’accozzaglia di sputacchi deliranti, condensabili – per mio pudore – nell’elogio di Renato Curcio.
Ieri, con la benedizione del Tg1, ha sussurrato: “Mi sono sbagliata, pardon”. Applausi.
L’esercizio del perdono è prerogativa della gente di buona creanza, al di là delle questioni etiche, dei convincimenti religiosi, della struttura gastro-esofagea di ciascuno di noi. I tempi di questo esercizio mi sembrano fondamentali. Se uno porge l’altra guancia mentre sta ancora assaggiando il primo cazzotto, non mi sembra un buon cristiano, ma quantomeno uno stupido. Con Fanny Ardant ho registrato una specie di martirio alla rovescia, dove i più contriti erano coloro che non vedevano l’ora di assolvere, dichiarare ottimisticamente, spalmare di miele il pane rancido servito dalla signora in questione. Il governatore del Veneto Galan ha battuto tutti sul tempo, salvando dall’imbarazzo qualche trombone del Festival di Venezia (la Ardant è invitata) e addirittura elogiando l’attrice per avere usato “una parola che è la parte più democratica e civile del nostro Paese: perdonatemi”. E questa mi sembra davvero una solenne minchiata.
Perdonatemi.

  

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