Scienza e psiche

Fa sempre una certa impressione leggere di come la Scienza continui a maturare certezze su un ambito così complesso come quello della nostra psiche. Si viene delineando, ormai da qualche decennio, un preciso scenario chimico per i nostri pensieri, le nostre sensazioni, persino i nostri sentimenti. Se in momenti di difficoltà ciò può apparire confortante, in situazioni opposte – che ognuno di noi spera siano più frequenti – la decrittazione biochimica è deprimente. E’ un caso che i protagonisti occulti o, sarebbe meglio dire, i grandi manovratori della nostra esistenza intima abbiano nomi vestiti di suffissi diminutivi (adrenalina, acetilcolina, serotonina) o accrescitivi (testosterone, progesterone)? Di certo c’è che dietro una pulsione creativa, una delusione amorosa, un attacco d’ira o un impeto di affetto ci sta sempre una gocciolina che filtra da una cellula all’altra. Il dibattito sempiterno sul rapporto tra ciò che siamo e ciò che crediamo di essere è utile quanto uno sbadiglio a un concerto di musica andina: se non altro ha il pregio di avvisarci che siamo in un luogo sbagliato.
Chi ha avuto modo di provare l’effetto correttivo di una pillola (solida) sul meccanismo (etereo) del pensiero sa che il farmaco e la psiche, quando si trovano a tu per tu, si accomodano ciascuno al proprio posto. La gocciolina ospite si spalma tra due neuroni e svolge il suo compito retribuito. L’industria della mente, senza proclami, isola alcune linee improduttive o dannose e tira a campare. Non c’è battaglia, ma compromesso.
Alla fine la Scienza sta ancora cercando di capire cosa ci fa capire di credere di capire. Nel frattempo, prendiamoci in spalla le nostre gioie e i nostri dolori e aspettiamo la prossima puntata di Superquark.

  

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