Il trasloco

A causa degli incastri della vita sono costretto a completare un trasloco nell’attesa che un altro si compia nel giro di qualche mese. Vivo tra le scatole, ho una porzione di vita imballata, ho più confidenza col nastro adesivo che con un piatto di pasta. Non sono mai stato un giramondo e quando ho dovuto affrontare degli spostamenti l’ho fatto sapendo di dover mettere nel conto che avrei perso qualcosa. Proprio perdere, sì. A ogni trasloco ho smarrito cose che sono diventate fondamentali proprio perché non le ho più trovate. Invece in un caso – me lo ricordo bene – ho gridato al miracolo quando dal fondo di un cassetto sono riemersi dei fetidi pantaloncini che ritenevo si fossero smaterializzati secoli (e appartamenti) prima. Qualcuno mi dovrà pur capire, con l’età che avanza il valore dei ricordi lievita.
Mettiamola così: il trasloco è un traghettamento dell’anima, dal certo all’ignoto, dalla consuetudine all’estraneità, da un aroma a un odore.
Oppure così, in modo più prosaico: fare le scatole rompe le scatole.

  

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