Da Iglesias a Nebida.
Riprendere abitudini che non sono abitudini vere e proprie. Sono riti, consuetudini che ti consenti una volta ogni anno. La sveglia, la fatica, gli indumenti da lavare ogni giorno, la scorta di acqua da controllare, la tastiera stramba dell’iPad (una indicibile prova di nervi), la ricerca di un posto in cui cenare nel raggio massimo di un paio di chilometri, e via elencando.
Un cammino non è solo una catena di tappe, ma una tappa di una catena più grande, fatta di anelli distanti tra loro mesi, stagioni, vite.
Questo Cammino minerario di Santa Barbara, 520 chilometri in un grande anello che da Iglesias parte e a Iglesias ritorna, è diverso da tutti gli altri. Almeno per me.
Dopo i grandi cammini spagnoli (quello delNord, quelloPortoghese, quelloFrancesee laVia de la Plata) torno a esplorare l’Italia. L’ultima esperienza era stata laFrancigenaitaliana, non entusiasmante per la rarefazione di punti di interesse e per una diffusa disattenzione delle zone coinvolte (seppur bellissime) rispetto alla cura dell’itinerario e alle esigenze del viaggiatore.
Lo dico subito. Questo Cammino parte con ottimi auspici. E lo scrivo toccando ferro giacché la componente personale, fisica e psicologica, non è ovviamente soggetta a previsioni. Questo itinerario, giovane e in via di rivelazione rispetto al grande pubblico, è organizzato e curato con grande attenzione da unaFondazionecreata ad hoc: ragazzi appassionati e agguerriti, amministratori illuminati che non si lasciano tentare dalle sirene del turismo di massa che addenta e digerisce senza assaporare.
Si cammina sulle rocce più antiche d’Italia, si esplora un’archeologia mineraria che assurge al rango di vestigia culturali, si assapora il gusto di un binomio che il Padreterno sembra aver studiato a tavolino per riconciliarci con questi tempi sciatti e violenti, quello che concilia religione e ambiente. Insomma ognuno in queste lande può onorare il modello che vuole, che sia un Dio, un albero o un panorama, poco importa. In fondo soddisfazione è anche trovare risposta a una domanda che non ti sei posto.
La prima tappa, da Iglesias a Nebida, è mediamente impegnativa. Non solo per i due strappi in salita nella prima parte, tanto per gradire, ma anche per la nostalgia nel lasciare quella cittadina-gioiello che è Iglesias: vi consiglio di pianificare il vostro viaggio in modo da trascorrervi almeno un paio di giorni.
Il resto sono passi su rocce calcaree-dolomitiche che stanno lì a ricordarti che prima di te, per secoli, altri uomini le hanno esplorate e scavate alla ricerca di piombo, zinco e argento e che il peso dello zaino che ti porti sulle spalle è nulla al confronto dei loro fardelli.
Mi piace pensare che la fatica felice dei nostri passi di camminatori sia un modo di rendere omaggio a una memoria che qui è orgoglio.
Insomma, si comincia.
1 – continua


Si comincia davvero. Sono appassionato dei racconti dei tuoi cammini. Ma ho una ragione in più questa volta. Amo tanto la Sardegna, la considero un pò casa mia, ho lì tanti cari amici, ho luoghi del cuore indimenticabili. Ottime ragioni per seguirti e leggerti. Un abbraccio e buoni passi.
Buon inizio caro Gery