Ognuno coi santi ha il proprio rapporto, non replicabile, non esportabile, spesso non comprensibile.
Dico del mio.
Dopo essere stato vittima, per via del lavoro, di decenni di Festini, tra disagi di cronaca, sindaci protagonisti, sindaci assenti, sindaci fischiati (un tempo avevamo una sorta di applausometro per misurare il variare del gradimento di anno in anno), carri che rallentavano, carri che si fermavano, umanità varia che ce la metteva tutta per farsi male eccetera, decisi di tirarmi fuori dal casino delle celebrazioni. Qualche volta addirittura feci in modo di trovare riparo fuori città. Poi accadde qualcosa che cambiò tutto.
La dico laicamente con la solida certezza di qualcosa che non si può spiegare ma che per me è di una dirompenza inaudita.
Fui testimone di un miracolo, di quelli veri. Rosalia mi salvò la vita. Accadde dopo, anzi durante un incidente stradale, quando uscii indenne da una situazione che nel migliore dei casi mi avrebbe lasciato gravemente menomato. Prendete la mia testimonianza con tutti i dubbi e i risolini che volete, ma io ricordo bene le braccia invisibili che mi accompagnarono in un volo di quasi dieci metri addolcendo il mio impatto con l’asfalto.
Da allora la mia amata Rosy è il mio punto di riferimento. Ci vediamo spesso da lei, lassù sulla montagna, ci parliamo soprattutto quando sono felice (lei sa che detesto imporre i miei problemi agli altri, me la sbrigo io e quando finisco mi rifaccio vivo).
Quindi per stasera la lascio in pace perché come si fa con un’amica o un amico l’affetto si vede soprattutto nel momento del casino. E la mia amata Rosy che è generosa con tutti (del resto santa è, mica cavaliere al merito o influencer che si deve far piacere a tutti) so che non si offenderà se avrà un fedele in meno dietro al suo carro.
Dal canto mio sono felice perquestogiorno, il suo giorno.
Fate i bravi con lei. Non ve ne pentirete.


Quando si tratta di fede, sante e santini immagino sia difficile per ognuno dichiarare agli altri ciò che si sente dentro. Soprattutto perché, nella maggior parte dei casi, sono argomenti spinosi e non incontrano un pubblico favorevole. E così, io taccio e me lo tengo per me. Ma il tuo racconto apre un varco alla condivisione e, perché no, alla commozione. Io un santo in paradiso di riferimento non ce l’ho, preferisco rivolgermi direttamente al capo, come ho fatto in passato. E anch’io ho ricevuto quell’abbraccio che ha attutito la caduta e ha reso il resto più dignitoso. Grazie Gery sempre. Un abbraccio. Viva Rosy