L’articolo pubblicato suRepubblica Palermo.
Talvolta nel labirinto della nostalgia il filo di Arianna è un aroma, un odore di cibo. A conferma di una vocazione perlopiù gastronomica, nei ricordi della Mondello che fu c’è sempre un bar o una panineria o comunque un posto in cui si mangiava. Siamo quel che ci siamo divorati, verrebbe da pensare. Tentazione alla quale cedere anche in senso metaforico, perché negli anni Mondello è stata mangiata, tutta, dalla spiaggia ai locali.
La fine dell’Antico Chiosco è solo l’ultimo malinconico capitolo della storia di un borgo marinaro acquattato pigramente attorno a una sirenetta che, pensate un po’, ha le gambe. Già undici anni fa la chiusura di Renato Bar (che poi ha riaperto in una sede più piccola) aveva disorientato i dibattiti gastronomici nella piazza. Per decenni il dualismo con l’Antico Chiosco aveva alimentato dispute sul migliore cornetto o sul calzone fritto meno oleoso. E quando Renato Bar aveva abbassato le saracinesche ed era rimasto solo l’Antico Chiosco ci si era ritrovati con una routine guercia, come a guardare la realtà con un solo occhio. Oggi anche quell’occhio è chiuso: e forse l’unico vantaggio è che a occhi chiusi si immagina e si ricorda meglio.
La piazza di Mondello scoprì il mare nel 1985, quando vennero rimosse tutte le baracche dei “polipari” che stavano lì dal 1944. Il marciapiede liberato fu subito riconquistato da altre bancarelle, però mobili, che negli anni lasciarono spazio a una distesa di borse marca cavallo, cover di iPhone, paccottiglia finto africana con giraffe di legno quasi a dimensione naturale e matasse di braccialetti colorati. In più i pescatori che vendevano un piatto di ricci a mille lire si fecero ristoratori e lo vendettero a cinquemila lire, chi faceva un mestiere se ne inventò un altro non senza conseguenze. Il borgo marinaro che sognava una riqualificazione come cittadella gastronomica (a “Mondello Paese” da sempre si mangia e basta) si trasformò lentamente in Paninolandia, sottovalutando il fatto che la sua dignitosa inclinazione low-cost era diventata low e basta.
Nel fast food a rompere il monopolio di panini al cartoccio e di panelle e crocchè, verso la fine degli anni Novanta arrivò un californiano con radici sicule. Billy Catalano aprì Billy’s e i palermitani scoprirono l’esotismo ipercalorico di hamburger, club sandwich, nachos, quesadillas e cheesecake. Adesso anche i panini di Billy’s hanno conquistato un posto nella Spoon River mondellana, tra le ravazzate di Alagna e le brioche col gelato del Baretto, dato che ha chiuso i battenti nel settembre dello scorso anno.
Non solo cibo. Il labirinto della nostalgia conduce a un campo di calcio intitolato a Čestmír Vycpálek, un ex calciatore cecoslovacco che si era ritirato a Mondello dopo aver trovato a Palermo la gioia della promozione della squadra in serie A e il dolore della perdita di un figlio nel disastro aereo di Montagna Longa. Era un campo in terra battuta che, tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, fu usato anche per ospitare concerti (memorabile quello del primo tour “Nero a metà” di Pino Daniele, ingresso tremila lire). Oggi è un parcheggio semideserto per gran parte dell’anno. A suo modo, rispecchia la rarefazione logica dei piani di pedonalizzazione nei quali, nei secoli dei secoli, si sono esercitati frotte di amministratori comunali tutti impegnati nella promessa di una rivoluzione del traffico che mai si vide.
E poi le arene, la “Sirenetta” e l’”Odeon”, coi loro schermi di cemento punteggiati di gechi sempre a caccia. Nelle serate afose, trascorse tra zanzare e ascaretti, la magia del cinema all’aperto faceva dimenticare la tortura medioevale delle sedie di ferro che marchiavano le gambe come un tatuaggio tribale.
Tutto questo non c’è più. Persino la certezza che pareva più immarcescibile, le “capanne” dell’Italo Belga, è stata eradicata dopo la revoca della concessione per rischio di infiltrazioni mafiose. Oggi Mondello è una cartolina senza panorama in un’epoca in cui il panorama non interessa se non sta dentro uno smartphone. E la nostalgia ci confonde perché altera i colori originali e ci illude che il passato conti ancora. Anche quando ce lo siamo dimenticati.


Caro Gery, nella tua meticolosa ricostruzione gastronomica di Mondello ti sei scordato dei panini di Fumetta,.. Non puoi fare questo torto! Un abbraccio, Riccardo
Hai ragione, caro Riccardo. Per fortuna hai rimediato tu. Grazie! Un abbraccio a te.