L’articolo pubblicato suRepubblica Palermo.
Nel corso delle indagini su Salvatore Iacolino sono stati sequestrati novantamila euro in contanti che il manager della Sanità teneva in casa. Lo scorso anno nell’ambito dell’inchiesta su Salvatore Cuffaro erano stati sequestrate banconote per ottantamila euro: erano nell’abitazione dell’ex governatore a Palermo e nella sua tenuta di San Michele di Ganzaria nel Catanese. A parte il valore probatorio delle somme di denaro, tutto da dimostrare (a Cuffaro vennero poi restituiti), salta all’occhio una coincidenza che non sta soltanto nel magma di sospetti che accomuna i due indagati tra l’ombra disdicevole di favori, il pozzo di San Patrizio della sanità siciliana e le frequentazioni non proprio limpide: la riscoperta del contante. Il fruscio delle banconote avrà il suo influsso rassicurante o chissà taumaturgico. Evidentemente in questi casi nulla vale la praticità della carta di credito, che tra gli innumerevoli vantaggi ha solo una quisquilia di controindicazione, quella di lasciare tracce. Volete mettere la forza di un bel mazzo di soldi da maneggiare, rimirare, nel tinello? La riscoperta del contante ci riconcilia con qualcosa di antico e al tempo stesso moderno. Per tenersi in casa novantamila euro (non si sa mai una spesa improvvisa) servono affezione alla tradizione e fiducia nel futuro (degli antifurto o delle casseforti): tutte caratteristiche che hanno solo gli eletti, cioè tutti quelli che non vanno nel panico quando nel portafoglio si trovano più di cento euro.
Tuttavia il rimando per noi comuni mortali è ai film di gangster con le borse piene di dollari sparsi sul letto o, a essere più benevoli, ai tuffi di Paperon de’ Paperoni nel mare di monete del suo forziere. Solo che lì è il potere della narrazione. Qui è la narrazione del potere.

