La sveglia suona di prima mattina in una casa di Pizzolungo, comune di Erice nel Trapanese. La famiglia si prepara per una nuova giornata. Fuori c’è un bel sole primaverile. La mamma si dà da fare coi tre figli che devono andare a scuola: due gemelli di sei anni e una bambina di dieci. Il papà se la prende più comoda: è convalescente dopo un intervento al cuore. Andrà a lavorare più tardi nella sua officina meccanica.
A qualche chilometro di distanza a Bonagia, una frazione del comune di Valderice, un uomo prende il primo caffè e anche lui si prepara per la giornata. Indossa la giacca prende la borsa coi documenti del lavoro ed esce da casa. Fuori ad attenderlo ci sono l’auto sulla quale salirà e un’altra, che gli farà da scorta.
Sono le 8:30 di martedì 2 aprile 1985. E sono gli ultimi momenti di normalità nelle vite di queste persone. Perché di li a poco, per un’impensabile coincidenza e per lo sfregio della crudeltà umana, i loro destini si incroceranno per un attimo. Un solo attimo fatale.
Questo mese vi racconto la storia di una strage dimenticata: la strage di Pizzolungo.
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