Il governatore della Sicilia Renato Schifani e il sindaco di Palermo Roberto Lagalla hanno querelato per diffamazione il Giornale di Sicilia per una pubblicità, apparsa oggi sul quotidiano, commissionata da Azione, il partito di Carlo Calenda. La pubblicità la vedete nella foto quindi risparmiamo righe per descriverla. Secondo Schifani, l’uso di un’espressione come “non vedono, non sentono, non parlano”, richiamando simbolicamente le tre scimmiette, “costituisce un messaggio denigratorio basato su allusioni volgari e infondate e adombra un atteggiamento omertoso”.
Un atto del genere, cioè un’istituzione che attacca un’impresa privata per un’opinione, deve sempre far riflettere. Per una pubblicità poi fa anche sorridere.
Nello specifico – ma saranno gli esperti del diritto a lavorare di fino – un partito politico (il committente) esprime un giudizio assolutamente legittimo su esponenti di un altro partito politico. Se io dico che del tal dei tali è omertoso su una determinata vicenda, non sto gli sto dando del mafioso: ci capita di essere eccessivamente prudenti o distratti su molte cose e ciò non deve impedire ai nostri avversari (o persino ai nostri amici) di farcelo notare, anche in modo fermo, ruvido.
La raffigurazione delle scimmiette poi è talmente trita (i protagonisti in questo caso sono pure due, quindi manca la terza scimmietta) da risultare banale nel suo intento di denuncia. Inquadrarla in un’allusione volgare appare una forzatura degna di chi ritiene di governare al di sopra di ogni concetto. Non mi meraviglia l’uscita del governatore Schifani, che ci ha abituati ai diktat di una democrazia elargita da un trono piazzato nell’iperuranio. Mi meraviglia abbastanza che il sindaco Lagalla, generalmente cauto in queste cose, si sia accodato a una querela insensata che scambia un parere con l’offesa, la dialettica seppur accesa con l’intimidazione.
Anzichè prepotenze servono piuttosto spiegazioni nel merito, serve dire apertamente perché chi ci accusa (coi mezzi della democrazia) sbaglia. Serve ragione e non protervia.


Per dire la verità, io vedo una scelta comunicativa tutto sommato ben calibrata, specie se riportata ad un target di riferimento popolare.
Primo punto: nell’appello non si fa riferimento al partito Azione (il trafiletto in piccolo, a margine, non lo leggerà quasi nessuno): sarà quindi un’opportunità, per il partito, di inserirsi in modo surrettizzio – fattivamente e mediaticamente – in un evento che per molti sarà “spontaneo” e “dal basso”.
Secondo punto: il riferimento all’omertà c’è ma è molto velato. Quindi, agisce in modo subconscio (o cosciente!) nella mente di chi legge, ma in un eventuale causa legale non sarà difficile convincere il giudice di turno che “non si intendeva dire questo”.
Infine, la foto di La Galla è irresistibile, nel modo in cui stempera il suo piglio decisionista in… fantozziana stitichezza :)