È un intrico di nefandezze, la vicenda delle offese dell’ex magistrato Gioacchino Natoli alla famiglia Borsellino. La diffusione ad arte, o meglio a effetto, di intercettazioni che riguardavano giudizi personali, anche imbarazzanti per contenuti e bersagli, è stata di una violenza barbarica. Non è la prima volta che ciò accade, lo so: ma la consuetudine non mi consola. Rendere pubblica qualcosa che serve esclusivamente a demolire l’immagine di una persona, anzi più di una, e che non aggiunge una riga alla vera ricostruzione giudiziaria è sbagliato e ingiusto.
D’altro canto non si può non considerare il tenore sguaiato e volgare delle offese di Natoli. E il problema non è lo sfogo privato quanto il convincimento intimo di chi si sfoga. L’ex magistrato si è scusato coi figli di Paolo Borsellino dicendo che quando pronunciò quelle frasi era sotto stress per via dell’inchiesta in cui lo si accusava di avere insabbiato un dossier su mafia e appalti. E che c’entrava Agnese, la moglie di Borsellino, che c’entravano i figli Lucia, Fiammetta e Manfredi? Di fatto nulla, ma è lo stesso Natoli che in un passaggio dà un indizio manco troppo subliminale: “Ero disperato perché, a quasi ottant’anni, tutto avrei pensato, dopo una vita trascorsa a combattere la mafia, fuorché di poter essere indagato per averla addirittura favorita. Rabbia perché l’inchiesta è stata preceduta da un violentissimo attacco nei miei confronti da parte dell’avvocato Fabio Trizzino, che nessuno dei figli del dottore Borsellino (che ho visto crescere e ai quali, in particolare a Manfredi, sono sempre stato vicino) ha invitato, quanto meno, a maggiori cautele verbali”.
Ecco il vulnus. L’avvocato Trizzino è marito di Lucia Borsellino e non ha riservato critiche, davanti al Csm, a Natoli sulla gestione del famoso fascicolo che riguardava la vicenda di mafia e appalti archiviata con celerità ritenuta sospetta. Nella visione fuori controllo di Natoli (era fuori di sé per sua stessa ammissione) i figli di Borsellino avrebbero dovuto prendere da parte Trizzino e dirgli qualcosa tipo: “Fabio, tu sei bravino, però ora statti bello tranquillo e lascia in pace il dottore Natoli che è amico nostro”. Un’ipotesi che non regge neanche nella più fantasiosa delle ricostruzioni. Se l’avvocato di famiglia fa le sue scelte, è perché la famiglia gli ha dato ampio mandato di farle, assumendosene la responsabilità.
Riversare odio, anche se drogati dall’impeto di qualcosa che riteniamo un’ingiustizia (posso immaginare lo sconforto di Natoli dinanzi ad accuse che gli sembrano inaudite), è una nefandezza, specie in questi tempi di aggressività prêt-à-porter, di violenza spiccia spacciata per opinione. Specie nei confronti di persone perbene e misurate come i tre figli di Paolo Borsellino, il bersaglio più sbagliato su cui esercitarsi in cialtronate.
Le scuse ci stanno sempre, ma non cancellano la delusione. Che nel caso di Natoli, non è solo quella dei Borsellino.


La magistratura siciliana ha sempre avuto al suo interno, sin dai tempi di Falcone e Borsellino , una componente ambigua e a tratti anche collusa con il fenomeno mafioso. Così come la politica e l’economia di quella splendida regione. Dispiace veramente che succedano cose come questo attacco alla Famiglia Borsellino e le solite scuse successive ( sospette…) non attenuano la sensazione di forte sconforto.