L’articolo pubblicato suRepubblica Palermo.

Esercizi di logica sulla decisione del Consiglio di giustizia amministrativa che ha sospeso la revoca della concessione alla Società Italo Belga per la spiaggia di Mondello. Innanzitutto sintetizzare: la Società, almeno in questo round, torna in sella dopo il disarcionamento da parte della Regione. Ma è un ritorno non definitivo giacché seguiranno altri passaggi sui quali, per praticità logica (come da esercizi che ci siamo prefissati), al momento sorvoliamo.

Poi andare a leggere quel che scrive il presidente Ermanno De Francisco, secondo il quale l’imminenza della stagione estiva potrebbe “creare – in considerazione dell’enorme massa di persone che in tale periodo usualmente tende a riversarsi sulla spiaggia di Mondello – situazioni che, ove non gestite ordinatamente da alcuno, potrebbero dar luogo a concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica”.

Insomma, non siamo capaci di stare al mare senza che qualcuno ci sorvegli. E questo è un punto logico fondamentale. Neanche davanti a una spiaggia famosa in tutto il mondo, neanche dinanzi alla bellezza di un golfo che colpisce in ogni stagione dell’anno (e, diciamolo, della vita), siamo in grado di rispettare l’ambiente senza che qualcuno ci costringa a farlo. Qualche domanda ce la dobbiamo porre se un problema di ordine pubblico viene segnalato per una spiaggia, per il luogo eletto del relax, per una adunata di vacanzieri, mica ultras armati e belligeranti. Per non dire che, in questo momento, paradossalmente la garanzia verrebbe offerta da una società sospettata di infiltrazioni mafiose.

Adesso è inutile prendersela con la politica poiché siamo in una fase talmente complicata, con tempi che stringono e folle che spingono, in cui le carte dei giudici pesano più di ogni buona intenzione, più dei proclami, più delle dirette sui social. E anzi, tornando all’ordine pubblico, sarebbe bene raffreddare gli animi e convincere i palermitani che la spiaggia è grande e che, se ci si comporta in modo civile, si sta ancora più comodi e sicuri.

Tuttavia non possiamo dimenticare che Mondello col suo mare, coi suoi turisti, col suo potenziale economico e persino col suo cemento avrebbe meritato più attenzione da parte di tutti, in primis degli amministratori che ne hanno fatto, negli anni, un terreno di sperimentazione antropologica. Dalpanellarocon l’Ape in doppia fila al venditore di paccottiglia su marciapiede (abusivi entrambi), dall’automobilista selvaggio al motociclista indomito (pericolosi entrambi): in un turbine di delibere, progetti, annunci, rinvii, inaugurazioni, varianti e promesse, il piccolo borgo ne ha viste di tutti i colori divenendo incolore.

E poi c’è Palermo. Perché Mondello è lo specchio della sua città. Una città che vive nell’eterno rinvio e che in esso trova l’estintore per ogni ardore. Nel diluirsi infinito di scelte e decisioni, si è perso il rapporto causa-effetto. E qui torna la logica: la concessione ai privati si rende necessaria non solo per motivi economici, ma per innegabili esigenze di decoro; il concetto di “spiaggia libera” non coincide con quello di “spiaggia liberata”. 

C’è voluto più di un secolo per mettere in dubbio lo strapotere della Società Italo Belga, passando per tremendi sospetti di mafia, e ci si è ridotti ad attendere l’ultimo minuto per capire chi potrà piantare un ombrellone e chi no. Ci si poteva pensare prima, verrebbe da dire, ma la frase corretta è quella senza il “prima”. Perché senza l’inchiesta di questo giornale (Repubblica) probabilmente tutto sarebbe rimasto immutato, nei secoli dei secoli.

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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