anonymous person with loupe over world map made of coins
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Uno dei temi fondamentali della nostra identità – sociale, culturale, professionale, affettiva – è quello del riconoscimento. Siamo (anche) ciò in cui ci riconosciamo. E non è questione di gusti o di propensione: ad esempio io adoro il mistero o il thriller, ma non è detto che per questo mi accomuni a killer o ambiti sanguinanti.

Si può essere d’accordo con qualcuno pur non sposandone i gusti, la visione del mondo e gli obiettivi di vita.

Il problema è che viviamo in tempi in cui il riconoscimento procede per sottrazione. Cioè ci si accontenta del meno peggio e, se neanche quello ci soddisfa, si va dritti verso un annullamento del confronto. Che, se ci pensate bene, è l’approdo più lontano dal concetto di civiltà.

Mi capita sempre più spesso di scorrere le notizie sulla mia timeline e di scappare come in cerca di un rifugio. Ma che rifugio può offrire una realtà nella quale non troviamo un’identità manco a cercarla con la candela?

Il problema, come una moneta, ha due facce. La prima è legata all’essenza dei fatti del mondo (inteso come tutto ciò che ci sta intorno, dal condominio al quartiere, dalla città alla nazione, dal continente al mondo): il rapporto di causa-effetto non funziona più, per cui anche l’idea più balzana (magari derubricabile a minchiata) agisce sull’ago della bilancia come evento epocale, come peso dirimente. La seconda riguarda la maniera di raccontarli, questi benedetti fatti. La narrazione è sempre più uniformata al gusto dei fruitori e sempre meno all’esigenza di dare un quadro ampio e attendibile. Vedo programmi tv imbarazzanti, leggo giornali sciatti, mi capitano tra le mani libri insulsi: e si tratta di prodotti che hanno tutti grande successo, la scarsezza non è più di nicchia.

Insomma non siamo più noi perché non ci specchiamo più in noi, accontentandoci di spiare dal buco della serratura eventi che meriterebbero un panorama. E che invece sono prigionieri di una visione angusta, istantanea, ergo fallace.

So che per molti di voi queste righe possono risultare noiose, ma è forse nella capacità di riconoscere la noia verso ciò che non riconosciamo più la chiave di una minima rivincita. Contro le scorciatoie, contro l’incultura, contro la fallacia di un’opinione appoggiata su una scemenza.

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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