Questo articolo fa parte della sezione “A voce”e lo puoi ascoltare (in versione più estesa) letto da me.

Siamo sempre più spettatori e sempre meno artefici del nostro destino. È un senso di impotenza che ha il suo picco quando ci troviamo di fronte a eventi eccezionali, tipo la guerra di Trump all’Iran, ma che persiste nella coscienza civile del giorno dopo giorno, nell’ordinarietà del nostro impegno sociale. Eric Blanc, sociologo della Rutgers University, hafatto un’analisiinteressante della situazione americana, vista dagli stessi americani. Ma che rappresenta un modello applicabile anche ad altri Paesi del mondo, Italia inclusa.  

Innanzitutto Blanc cita il movimento contro la guerra in Vietnam che nacque perché le battaglie per i diritti civili avevano dimostrato il potere delle mobilitazioni popolari. Oggi l’impressione è di non avere più questo potere. Poi vanno messi in conto la rapidità e il disprezzo di Trump nei confronti dell’opinione pubblica che, scrive Blanc, lasciano poco spazio per uscire dal ruolo di spettatori. Trump, e quelli come lui (anche senza il dito sul grilletto), stanno facendo molte cose terribili. Per questo è facile sentirsi sopraffatti ed è difficile rispondere a ogni nuovo scandalo o a ogni nuova guerra. Inoltre c’è un dato incontrovertibile: le persone confondono la mobilitazione con l’organizzazione. I social media facilitano i contatti e riducono la necessità di un lavoro quotidiano di organizzazione. Oggi tendiamo a pensare che lo sforzo per dare più visibilità a un movimento sia la sostanza stessa di questo movimento. Ma così le persone che tornano a casa dopo una manifestazione non si sentono responsabili di continuare a costruire il sostegno per quella stessa causa. È accaduto nelle nostre lande mafiose conla cosiddetta società civile. Infine va tenuto conto che il settarismo ha contribuito a marginalizzare le mobilitazioni contro la guerra. Continua Blanc: negli ultimi anni una parte dei movimenti ha assunto toni troppo radicali, legando richieste condivisibili a un’idealizzazione sbagliata di ogni forma di espressione politica. Opporsi alla guerra non significa giustificare l’uccisione dei civili da parte di Hamas o la repressione degli attivisti democratici in Iran.

Trump e quelli come lui cavalcano questo senso di impotenza alzando il livello di violenza, drogando l’umana capacità di resistenza alle panzane, ridisegnando i confini del grottesco. Lui vince in un gioco di cui ha scritto regole e nel quale eliminato altri giocatori. E in cui si diverte solo il matto che se lo è costruito a misura dei nostri incubi.  

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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