L’articolo pubblicato su Repubblica Palermo.
Nomine che piovono dal nulla: ineluttabili come la rassegnazione, annunciate come i saldi di fine stagione.
Il figlio di Francantonio Genovese all’Azienda Siciliana Trasporti, la figlia dell’ex ministro Salvatore Cardinale all’ufficio di gabinetto dell’assessorato regionale alle Attività Produttive, la protetta del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, Annalisa Tardino, commissaria dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale, e via favorendo.
Le vicende, diverse tra loro, sono accomunate da una interpretazione unica del mandato politico. La nomina è trofeo e/o oggetto di scambio, ma anche moneta preziosa di un commercio in cui la merce siamo noi.
La storia emblematica è quella di Luigi Genovese: classe 1996, è figlio di Francantonio, ras delle preferenze a Messina, ex sindaco della città, segretario regionale e deputato del Pd, poi transumato a Forza Italia col suo bel carico di voti, condannato in via definitiva per lo scandalo dei “corsi d’oro” per la formazione professionale. Nel curriculum del rampollo non c’è manco un appiglio per giustificare la sua incoronazione ai vertici dell’Ast, che è la società controllata dalla Regione che gestisce il trasporto pubblico interurbano in Sicilia, mica pizza e fichi. Però la partita è importante e che volete che sia un curriculum scarno dinanzi a una fusione strategica come quella tra Mpa di Raffaele Lombardo e Forza Italia di Renato Schifani? Le caselle del sottogoverno regionale vanno riempite secondo le regole di quell’accordo, e Genovese è una pedina nello scacchiere della Nuova Politica siciliana.
Serena Cardinale è figlia dell’ex ministro delle Telecomunicazioni Salvatore, allora illustre esponente del Pd oggi sponsor politico del forzista Eddy Tamajo (assessore alle Attività Produttive), l’uomo che alla fine degli anni Novanta inventò i call center in Sicilia grazie a un doping di incentivi che gonfiò il mercato fino all’esplosione della bolla, con migliaia di precari ridotti sul lastrico. A differenza di Luigi Genovese, Serena Cardinale ha un curriculum di ottimo livello, ma è il metodo “tutto fatto in casa” – che rimanda più alle ricette culinarie di Benedetta Parodi che al sistema di trasparenza della pubblica amministrazione – a destare irritazione. Paradossalmente Cardinale potrebbe essere vittima di un clima sociale di insofferenza che proprio la politica ha creato e alimentato con le sue scelte spocchiose e irresponsabili. Si sa che un popolo affamato è più vulnerabile alle ingiustizie.
È questo il punto. Che fiducia si può riporre in chi guida la cosa pubblica (sempre più cosa e sempre meno pubblica) come se dovesse condurre un continuo assalto alla diligenza?
Ogni mattina il governatore Schifani si sveglia e, come nella storia del leone e la gazzella, sa che dovrà correre per piazzare suoi fidati a suggello di accordi politici che interessano lui e solo lui, altrimenti verrebbe fuori la sua nudità istituzionale. Si oppone alla nomina della leghista Annalisa Tardino all’Autorità portuale, perché non le riconosce alcuna esperienza in merito, ma poi ci ripensa. Nomina, revoca, striglia, spartisce obbedendo a una sola regola: la democrazia è bella fino a quando comando io.
Si dirà, è il gioco della politica. No, il gioco della politica, soprattutto in una terra come la Sicilia, è trovare, o inventarsi, una decenza anche nei passi più arditi.

