Da San Pedro de Rozados a Salamanca

Non vi voglio raccontare Salamanca, la città con due cattedrali, con l’università più antica di Spagna (la quarta d’Europa), con la divertente storia che riguarda una rana nascosta. Sono tutte storie e descrizioni che trovate sul web. 
Voglio dirvi invece del mio primo giorno da turista dopo centinaia di chilometri ininterrotti (il mio programma infatti ha previsto eccezionalmente a Salamanca due notti nello stesso posto). La strana sensazione di non dover fare lo zaino appena sveglio. La colazione oziosa con ampia scelta. Lo zampettare senza fretta da un monumento all’altro. Il piacere di provare tapas in vari locali. E soprattutto la gioia di muoversi in un angolo di Spagna che non conoscevo.

Salamanca è incantevole da qualunque parte la si guardi. Artisticamente e storicamente è un concentrato di racconti, di idee, di spunti. È pulita nonostante l’afflusso turistico. È rassicurante in modo subliminale. È calda nell’abbraccio e tiepida nel clima. Non assale il visitatore, lo guida nelle scelte. Fai un biglietto unico per alcuni monumenti, hai una app gratuita che ti guida grazie al wi-fi cittadino che funziona benissimo. Mangi pagando il giusto. È multicolore senza perdere la personalità. È ben sorvegliata eppure non vedi un poliziotto in giro: hanno una strategia di controllo che, come mi spiegava una persona con cui ho condiviso una cerveza gelata in Plaza Major, prevede una discrezione ben studiata.

Ci penso stasera mentre, nella stanza fresca del mio alberghetto nel centro storico (ovviamente senza auto), guardo il mio zaino esploso. In principio lo zaino lo fai con cura: roba più pesante in fondo, calze a destra, mutande a sinistra, eccetera. Poi, col passare dei giorni e dei chilometri cominci a buttare una calza in terra straniera, una maglietta la pieghi in due e ci basta, i caricabatterie li cacci dentro a forza. Infine, e siamo alla fase attuale, carichi tutto come se dovessi insaccare un salame, tanto più scuro di mezzanotte non può fare.

È uno strano divenire, quello del camminatore a lunga percorrenza: più avanzi, più regredisci. Al contrario c’è una sensibilità che cresce. Diventi più attento ai dettagli che ti circondano, ai panorami che ti scorrono intorno perchè non sei più tu che ti muovi, ma loro che ti vengono incontro, ti raggiungono, ti dicono quello che probabilmente non ti aspetti e ti abbandonano ai prossimi passi. 

Penso alla mia Palermo nel giorno del Festino, con il corredo di grandezze e piccolezze che cercano di annullarsi a vicenda. E torno con maggior soddisfazione a spingere roba dentro al mio zaino (pur seguendo la bella diretta di Tgs). Felicità è sapere che non interrogano te.

16 – continua

Le altre puntate le trovate qui. Inoltre segnalo un podcast, intitolato Lento Pede, per tutti quelli che sono interessati all’esperienza di un cammino.

Di Gery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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