Da Béjar a Fuenterroble
Da Fuenterroble a San Pedro de Rozados

Come vi raccontavo due giorni fa, questo tratto del mio cammino è tutto intorno ai mille metri sul livello del mare. Il che significa salite, cioè fatica, ma anche temperature più umane, cioè sollievo. Insomma è sempre il gioco degli opposti a governare questa scarpinata spagnola. Si passa dal Pico de la Dueña (nella foto) che coi suoi 1.165 metri è il punto più alto della Via de la Plata e ci si cimenta in ore e ore di cammino senza tappe intermedie in cui rifocillarsi. Proprio per cercare di dissipare il senso di stanchezza e i residui di un subdolo mal di schiena, ho deciso di inventarmi una tappa fuori percorso e dormire a Salvatierra de Tormes, in un bell’hotel rural immerso nel verde e vicino a un immenso lago artificiale. Per concedermi questo svago sono stato costretto a ricorrere a un passaggio in taxi. Non vi dico l’emozione di trovarmi su quattro ruote per la prima volta dopo 24 giorni. Il tassista era di Guijelo, una cittadina a una decina di chilometri da Salvatierra. Mi ha accompagnato il pomeriggio e mi ha ripreso la mattina dopo per rimettermi sul cammino. Inevitabile la chiacchiera. Insomma siamo entrati talmente in sintonia che ha deciso di offrirmi un giro turistico nella sua città. E così ha pensato bene di mostrarmi non i monumenti ma l’anima commerciale di Guijelo: la produzione di jamon iberico. Ho scoperto che con le sue 180 aziende di lavorazione del prosciutto (lo chiamo così per praticità anche se uno spagnolo mi fulminerebbe) la cittadina, oltre 5.000 abitanti, è ai primi posti in Spagna per reddito pro capite, ha un tasso di disoccupazione pressoché nullo e attira lavoratori addirittura da Salamanca. Tutto grazie al maiale di cui, come luogo comune insegna, non si butta nulla. Ogni giorno, mi diceva l’orgoglioso tassista, nella sua città  si matano più di 1.500 animali che arrivano soprattutto da quei pascoli dell’Estremadura che ho tastato con discreta sofferenza passo dopo passo. E ho cacciato via a forza dalla mia testa ogni riferimento alla macellazione di quegli animali che vivono per morire inventandomi una fallace prospettiva di cui mi vergogno per cui una fetta è incorporea: ok, l’ho detto che mi vergogno quindi siate clementi. In onore della tradizione (e a dispetto dei miei astrusi capricci alimentari) oggi onorerò il prodotto di cui questa parte della Spagna va fiero. Un grugnito mi accompagnerà (diluito, anche nei sensi di colpa, grazie a un buon Ribera del Duero che, come si dice, agevola).

Domani si va alla conquista di Salamanca. Un’insalata mi redimerà.

15 – continua

Le altre puntate le trovate qui. Inoltre segnalo un podcast, intitolato Lento Pede, per tutti quelli che sono interessati all’esperienza di un cammino.

Di Gery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

1 commento su “Innocenti evasioni”
  1. Tranquillo Gery, un po’ di sana autoflagellazioni (tipo il frate del “Il codice da Vinci) e tutto torna a posto. Fatti una sana scorpacciata di “prosciutto ” iberico e via.
    Sono con te.
    Saverio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *