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Photo by Feyza Tuğba

È una strana estate. E “strana” è l’aggettivo in cui ci rifugiamo troppo spesso quando non capiamo le cose. Potremmo dire “complicata” ma saremmo costretti a cercare una soluzione: se qualcosa è complicato da qualche parte ci sarà il modo di risolvere. Invece se qualcosa è strano ci liberiamo dalla responsabilità: come se l’inspiegabile fosse lì a metterci in salvo.

Fa caldo, sempre più caldo, e il principale obiettivo della politica è togliere peso alla scienza (ne ha scritto mirabilmente Michele Serraqui).
A Mondello vige il caos. La spiaggia, per un annodarsi di inchieste, sospetti di mafia, ricorsi e inciviltà congenita dei palermitani (su cui occorrerebbe organizzare convegni con psicologi, storici e soprattutto forze dell’ordine), vive la sua stagionepiù cupa.  
I Mondiali di calcio feriscono il nostro orgoglio affilando la lama del senso di mancanza. Lo sport più popolare nel nostro Paese è quello peggio gestito, in un contrappasso pari solo all’ascesa di Vannacci che fa sembrare la destra una congrega di orsoline.  
A Palermo da qualche giorno si spara meno ma, si teme, è solo una questione di ferie: attentare stanca e a certe latitudini criminali l’efficienza del lavoratore è tutelata per garantire un prodotto sempre di qualità, insomma una garanzia per il committente.
La vicenda giudiziaria attorno al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno siconcretizza. L’ipotesi di corruzione che riguarda quello che noi giornalisti amiamo definire oziosamente come “cerchio magico” (che non è cerchio dato che saranno in quattro ad andare a processo, quindi al limite sarebbe un quadrato; e non ha nulla di magico) prende consistenza. Ma da quelle parti non sembra che sia arrivata la notizia: citofonare Schifani.
Il concertone di Radio Italia ha saziato la voglia di cultura di una città che ha imparato a fare pane dalle molliche. Ora si aspetta il Festino, ma è innegabile che l’unica preziosa vetrina dinanzi agli occhi del mondo è stato un matrimonio: Dua Lipa santa subito.

Ecco, diciamo che è una strana estate e la chiudiamo qui. Altrimenti dovremmo interrogarci sul perché di una negazione collettiva del cambiamento climatico, sul senso dei palermitani per la munnizza, sulle voragini dell’amministrazione sportiva, sulla capacità di reazione all’emergenza criminale, sulla bronzatura delle facce della politica, sulla desertificazione dei programmi culturali.
Strana e basta, va.

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

2 commenti a “Strana e basta”
  1. Bellissimo pezzo (come spesso capita), ma non pensi che la vera anomalia di Palermo, tuttavia, sia un’altra? Per me è la straordinaria capacità di assorbire tutto senza mai trasformare il disagio in una domanda collettiva di cambiamento. La città intera commenta, ironizza, si indigna per qualche giorno, poi ricomincia come prima. Non esplode, non pretende, non costruisce una mobilitazione civile duratura. Altro che resilienza, ormai è definitiva rassegnazione.
    Saluti.

  2. Ė un tema complesso che abbraccia molti ambiti: culturale, politico, persino criminale. Senza voler fare promozione – ma in fondo questo è il mio blog e chissenefrega – ne parlo in “Palermo Requiem”. Però mi riprometto di tornarci in queste pagine.
    Grazie per l’apprezzamento.

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