Da Candiani a Tratalias.

Un cammino è fatto di incontri perlopiù non ordinari. E lo scrivo mentre faccio aperitivo in compagnia di Argo e Penelope, due cani da pastore che si sono accucciati accanto ai miei piedi: evidentemente hanno deciso che ho bisogno di affetto. Stesso convincimento devono avere le migliaia di mosche che qui hanno cittadinanza, ma confesso di non mostrare nei loro confronti adeguata riconoscenza. 

I cani sono un capitolo da non sottovalutare nei cammini, ve ne ho parlato molte volte. Soprattutto quelli da pastore che in certi frangenti possono essere aggressivi. Nel Cammino di Santa Barbara finore non ne ho incontrati. Va detto che la Fondazione è sempre vigile. Figuratevi che nella app ufficiale ha previsto per una tappa, quella da Nuxis a Santadi, una variante in caso di presenza di cani (un problema che comunque adesso pare definitivamente risolto grazie a una trattativa col pastore che si è impegnato a liberare il suo gregge solo a partire da un certo orario).

E poi c’è altro. Ieri sera alla posada di Candiani ho trascorso un’ora abbondante in compagnia di una volpe. Si è avvicinata dapprima guardigna, poi in modo sempre più confidenziale. Sperava in un regalo sotto forma di cibo, ma senza successo: a parte che agli animali selvatici non si dà mai da mangiare, non avrei avuto nulla da offrire se non un bicchiere di carignano… Era attratta dalle mie scarpe e questa insana passione ha avuto una sua spiegazione quando mi hanno spiegato che l’animale in questione ha precedenti per furto di calzature. Infatti qualche settimana fa ha trafugato gli scarponcini di una signora che, incautamente, li aveva lasciati fuori dalla stanza. 

Sin qui gli animali, coi quali vige un patto subliminale: mi piace pensare che in qualche modo capiscano che io manco li mangio e che quindi confido in una certa reciprocità di interessi. Quanto agli esseri umani, come ho raccontato spesso, tendo a essere abbastanza solitario in queste esperienze. Però ci sono casi imprevedibili seppur nella loro ordinarietà. Un dottore che si incuriosisce nel vederti entrare nella sua farmacia con lo zaino e sgattaiola fuori dal suo bancone per chiederti notizie su itinerari, tappe, chilometri. Una vigilessa urbana che ti ferma a Piscinas per raccontarti che lei e suo marito coltivano uva da vino (vermentino e carignano) e ti annuncia che di lì a poco attraverserai i loro terreni (“Apprezzi l’odore del mare che sale”). Due signori avanti con l’età che, passeggiando in campagna, ti affiancano con passo agile e controllano la tua scorta d’acqua visibile (“Mah sì, le può bastare, però per sicurezza più avanti faccia una deviazione a destra e troverà una casa, basta bussare…). Persino una turista che si è inerpicata a piedi nudi (e in costume) dalla spiaggia su un sentiero su cui io fatico a marciare con le scarpe e che decide di farsi un chilometro a chiacchierare: scoprirò che è di Taormina e che il suo compagno è di Palermo, della serie tutto il mondo è isola.

Per la cronaca fa caldo, quasi caldissimo. Dopo un lungo stato di grazia meteorologico, sono entrato nella routine anticiclonica di questo periodo. Domani ho una tappa non lunga (16 chilometri) ma il termometro si è impegnato per rendermi la missione non ordinaria. Come se ce ne fosse bisogno.

12-continua 

Tutte le puntate le trovatequi.

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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