Da Santadi a Is Zuddas.
Da Is Zuddas a Giba.
Da Giba a Candiani.

Sono cresciuto qui, praticamente da solo. Sin da bambino il mio parco giochi è stato questo, sentieri, pietraie, il bosco”, mi dice il gestore di un agriturismo in cui alloggio a Is Zuddas. Mi sta consigliando un percorso alternativo per aggirare una tremenda salita che il gioioso sadismo dei tracciatori di questo cammino ha messo tra me e la prossima destinazione (Giba). Sono perplesso. Una buona regola di ogni camminatore impone di non uscire mai dal percorso definito da chi ne sa più di te. Ma adesso sono davanti a uno che ne sa più di tutti: quelle montagne, quei sentieri, lui li conosce come chi ci è cresciuto. Non mi stupirei se chiamasse per nome ogni pietra. Prende la mappa e con una penna segna un tratto che mi pare nel nulla. Poi, visto il mio sguardo sbilenco, in un foglio scrive le parole chiave: gava, fiume con ponte, cancello (“se è chiuso richiudere, se è aperto lasciare aperto”), fiume senza ponte… Cancello significa animali in libertà, ovvero cani da pastore, non particolarmente espansivi verso chi intralcia il loro lavoro. Lui rassicura: generalmente a quell’ora non sono liberi. Quel “generalmente” mi dà un brivido, ma non lo do a vedere. La sua tranquillità è ipnotica. Quasi in trance scelgo di fidarmi. E mi dice bene. 

Oggi ho riconquistato il mare. Dopo oltre due settimane di boschi e montagne, dalla pianura del basso Sulcis sono arrivato all’estremità meridionale della costa sud-occidentale della Sardegna. Accolto dallo stagno di Is Brebeis coi suoi fenicotteri, ho ammirato la spiaggia di Porto Pino e soprattutto ho percorso quello che, secondo me, è il sentiero più bello di questo Cammino di Santa Barbara: una striscia di sabbia e pietre a pochi metri dal mare che conduce a Candiani. Alloggio in una posada della Fondazione, ovviamente da solo. Un posto incantevole a un chilometro abbondante dall’unico ristorante pizzeria. Per raggiungerlo e sanare la voragine che ho nello stomaco devo percorrere un sentiero che all’andata è comodo, ma al ritorno col buio temo che assomigli a una prova del famoso videogioco di Lara Croft (chi ha età e trascorsi adeguati può capire). 
Sono tentato di chiedere uno strappo ai titolari del ristorante. Stavo per aggiungere: o a qualche avventore. Poi realizzo che il mio alloggio sta all’opposto (non solo geografico) di una ordinarietà vacanziera diffusa. E – vi giuro libero da ogni perversione avventuristica – è una bella sensazione.

11-continua 

Tutte le puntate le trovatequi.

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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