Da Nuxis a Santadi.
C’è un antico detto secondo il quale se una cosa l’hai fatta senza fatica vuol dire che l’hai fatta male. Negli ultimi due giorni mi sono battuto per confutarlo, o meglio per trovare un’eccezione che mi pacificasse col calo di endorfine: fare qualcosa di bello e interessante senza fatica. Vi avevodettodell’unica pausa di questo cammino, a Nuxis. C’erano un paio di siti imperdibili da visitare, ma erano tutti non a portata di passeggiata. Allora mi sono messo d’impegno per ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, in onore alla missione di cui sopra. Volevo vedere il sito minerario di Sa Marchesa, ma era distante quasi quattro chilometri. Direte voi: e vabbé fai centinaia di chilometri e ti confondi per così poco? Rispondo: ma se uno si deve riposare e si carica di quattro chilometri qui (che diventano otto col ritorno) e quattro chilometri là (che sommati diventano dodici) che minchia di riposo è? Quindi ho fatto una cosa semplice: ho chiamato lo Speleo Club Nuxis, che si occupa di quel sito, e ho esposto le mie esigenze.
“La veniamo a prendere, che problema c’è?”.
Capite che non poteva non essere amore a prima vista.
In un quarto d’ora si è materializzato Roberto Curreli, il geologo che quel sito lo ha visto ancora prima che nascesse e che, non secondariamente, è il commissario straordinario del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna. La migliore guida del mondo in quel mondo! Tra visita alla grande grotta e appassionante romanzo geologico se n’è andata una mattinata. Vi dico solo che ho preso appunti non per motivi professionali, ma proprio per me. Ci sono cose ti resteranno e quando lo capisci non te ne fotte niente della cronaca: sei tu e quel mondo che ti si dispiega per sanare una tua mancanza di conoscenza, null’altro.
Poi volevo vedere la Chiesa di Sant’Elia e il Pozzo sacro di Tattinu (monumento dell’undicesimo secolo prima di Cristo), ma anche lì c’era da scarpinare. Quindi ho fatto una cosa meno semplice: ho chiamato la mia amica Valentina Orgiu della Fondazione Cammino di Santa Barbara e ho chiesto un inconfessabile favore, seppellendo in un istante anni e anni di invettive contro le raccomandazioni.
Qualche ora dopo ero in auto con Damiano Cani, assessore al Turismo di Nuxis, a girare per quei luoghi meravigliosi, a benedire il mio giorno di riposo e a vergognarmi infinitamente meno di quanto avrei goduto.
In questo frangente quello che state leggendo è un post in cui mi autodenuncio pubblicamente. Sì, ho chiesto un favore, che il Dio del “Fatto quotidiano” mi fulmini, che la redazione di “Report” prolunghi le sue vacanze. A poco valgono alcune attenuanti: sto pagando il mio dazio di fatica all’esplorazione di questa terra; nessuna tangente (manco in aperitivi) è stata pagata; in caso di condanna non potrei chiedere la grazia (del resto i gradi di separazione da Nicole Minetti sono paradossalmente meno di quelli da Totò Riina); la mia sola insopportabile esigenza era fare un overdose di bellezza col minimo sforzo. Ho peccato Padre. Come funziona adesso?
“Un rosario di venti chilometri al giorno. E il cilicio te lo metti in spalla”
Da domani però si ricomincia a faticare. Direbbe Salvini: è finita la pacchia. Ma che ne sa lui della vera pacchia?
P.S.
Stasera ho trovato rifugio alla Maureddina (il termine Maureddino indica gli abitanti del basso Sulcis), una pizzeria rustica e allergica ai fronzoli, come questa parte di Sardegna. Pizza di gran livello. Di plastica ci sono solo i tavoli e i bicchieri, niente posate (è un locale da asporto). L’accoglienza e la curiosità sono da locale stellato. Le stelle brillano nel buio.
10 – continua
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