Da Su Mannau a San Benedetto.
Da San Benedetto a Domusnovas.

Arrivi in un piccolo paradiso che in quanto paradiso non prevede copertura telefonica. Ti ricordi che, da due giorni, in qualche modo sei stato in uno stato di grazia di astinenza tecnologica e che comunque hai una madre alla quale far pervenire un cenno della tua esistenza in vita. Vaghi alla ricerca di un wi-fi per l’unica strada (in salita, of course) dell’agglomerato che si finge paese, anche se in cuor tuo ti domandi: ma chi minchia ce la deve portare l’invadenza più artificiale nel regno della discrezione più naturale? Eppure trovi un cristiano su una panchina che ti guarda con una curiosità che ti induce a trascurare un dettaglio non ininfluente. Alla domanda non pronunciata “che le serve?” dai una risposta che è lo specchio di un’esigenza: come faccio a fare una telefonata? Lui prende il suo cellulare e scopri che in quel paradiso c’è una sola compagnia telefonica che è riuscita a violare l’impenetrabilità dell’analogico. 
“Devo fare una chiamata rapida a mia madre”.
“Dica il numero”.
“333…”

Lui digita, tu aspetti. Lui aspetta, tu aspetti. Lui scuote la testa: “Nie’”.
Come nie’?

Manco il suo cellulare riesce a violare la santissima barriera del santissimo paradiso.
Poi lo sguardo disperato ti cade sul dettaglio che avevi trascurato: due bottiglie di birra ai suoi piedi. Chiedi se puoi controllare il numero. Lui ti porge il telefono e guardi lo schermo. Il numero che ha digitato è diviso da punti. Strano, è vero che il telefono è un android e tu sei abituato all’iPhone, ma c’è qualcosa che non quadra. Poi realizzi, ha digitato il numero nella destinazione madre dei numeri: la calcolatrice. Ti guardi bene dal far notare l’errore e cerchi un rimedio che non urti la sua gentilezza. Smanetti con quel cellulare non tuo e di soppiatto trovi la funzione “telefono” in quello che a tutti gli effetti è un telefono. Chiami tua madre, ma lei ha in odio i call center che la bersagliano soprattutto a quell’ora, tra il pranzo e il pisolino. E lei ovviamente non risponde mai.
Alla fine la cosa si risolve per vie imperscrutabili, del resto sei in paradiso e lì i miracoli sono nella to do list aziendale.

Cambio di scena.

Una geologa, Ponziana, guida della Fondazione Cammino di Santa Barbara, deve fare una ricognizione della tappa che proprio quel giorno è la tua croce e auspicabilmente la tua delizia. Ti dicono vuoi andare con lei? E chi sei per dire no?

È così che ti si apparecchia una tappa memorabile, tra grotte carsiche e sentieri di montagna, tra chiacchiere che normalmente non conosci (da buon camminatore solitario) e incombenze tecniche tipo controllare segnaletica e mappe affinchè il lavoro di manutenzione dia il migliore dei frutti: sicurezza.
Soprattutto entri nelle viscere di quella Grotta di San Giovanni, immensa, illuminata scenograficamente, che – tu ancora non lo sai – resterà impressa nella tua memoria come un’esperienza non assimilabile a tutte le altre che eppure non hai esitato a definire uniche. Ottocento metri sotto la roccia del paradiso. Poi arrivi e ti dispiace quasi di essere uscito alla luce del sole.

Felice è la scoperta di chi non cerca ma trova.

8 – continua

Tutte le puntate le trovatequi.

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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