Da Villacidro a Monti Mannu.
Da Monti Mannu ad Arenas.
Oggi, drogato dall’autostima per due tappe difficili che avevo superato con risultati che ritenevo soddisfacenti, avevo pensato di iniziare questo diario di viaggio con una domanda che mi era stata posta ieri. All’arrivo a Monti Mannu, dove alloggiavo in meravigliosa solitudine in una posada gestita dalla Fondazione Cammino di Santa Barbara, avevo scambiato due chiacchiere con la gentile ragazza che mi aveva portato la cena (pane, formaggio, pomodoro, birra). Quando lei aveva scoperto i miei precedenti di camminatore indefesso mi aveva chiesto: ma lei famiglia non ne ha?
Invece alla fine la cronaca ha imposto un tema decisamente diverso.
Mi sono perso. Mi sono perso in modo complicato e a pochi chilometri dall’arrivo. Ve la faccio breve perchè raccontare due ore tra i rovi e con un dirupo che non lo vedi ma sai che è lì ad aspettarti a rocce aperte rischia non rendere l’idea. E poi quando ce la vediamo brutta e comunque portiamo il risultato a casa è bene testimoniare il risultato, non la mala partita che abbiamo giocato.
Insomma, felice e spensierato come un boy-scout, sbagliai un bivio. È un bivio ingannevole, va detto, perché è proprio la via intuitiva che ti porta fuori strada. Pensate che metafora! Stai andando in una direzione e tutto ti accompagna inesorabilmente verso quella via. Invece c’è un cruciale momento in cui devi girare (sono sentieri rocciosi tra gli alberi mica svincoli autostradali, eh), ma tu non ci pensi. Sei felice, stai arrivando, manco hai consumato tutta l’acqua, le gambe hanno ancora un’inusitata vitalità, fa caldo ma non troppo. L’evidenza ti porta verso quello sterrato davanti a te, mica al sentiero seminascosto a sinistra. Un attimo di cui ti accorgi troppo tardi e finisci nel nulla scosceso e impervio di una natura con la quale non si bara. E che, tra l’altro, ti priva del campo telefonico: cazzi tuoi, giustamente ti sussura nella brezza di un conforto ingannevole.
Per fortuna c’è la bussola che ingiunge ferrea: nord-ovest e cazzi tuoi. I cazzi miei, a cose fatte, si sono tradotti in un bagno nel disinfettante, nulla di che (i rovi graffiano solo a guardarli). Intanto mi godo questa seconda serata in una posada ad Arenas dove, da solo, godrò del cibo che mi è stato portato e di un’abbondante innaffiata di birra Ichnusa.
Stasera so a chi brindare.
Il cielo è terso.
6 – continua
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