DaPiscinas a Montevecchio.
Da Montevecchio ad Arbus.
Nei cammini sono un solitario, a dire il vero non solo nei cammini: diciamo che mi rivedo, con prudente modestia, nel personaggio principale di “Due spicci”, la bella serie (un po’ verbosa) di Zerocalcare. Anche io ho la mia botola nascosta (per chi ha visto l’opera su Netflix) ma ne esco con la stessa soddisfazione clandestina con la quale ci rientro. Eppure certe certe sortite sono divertenti al limite del memorabile.
L’altra sera a Montevecchio mi sono trovato a cena, in un’azienda agricola sperduta nel nowhere sardo, in un tavolo comune con un italiano, un francese e due tedeschi, tipo barzelletta. I primi due erano ingegneri dell’Airbus di stanza a Tolosa, gli altri biker con panze cinematografiche.
Dopo i convenevoli si è stabilita la lingua da parlare: un misto di italiano, inglese e francese (al tedesco non ci arrivo manco in casi estremi, tipo di corteggiamento su un’isola deserta). Ci sono volute un paio di brocche di cannonau per abbattere le ultime barriere linguistiche e soprattutto per aprire la strada a una discussione che spaziava dai problemi di progettazione di motori di jet che devono consumare poco e durare a lungo (io che sto alla meccanica come Salvini alla politica pensavo che le due cose coincidessero, invece è l’opposto, un motore che consuma meno si sforza di più) alla percorribilità delle strade di Sardegna, dal connubio pecorino-cipolla alla consistenza della carne di capra (sulla quale ho fatto una imbarazzante scena muta). Il sipario è calato quando, qualche Cannonau dopo, alla fine del rito pantagurelico con uno dei tedeschi che annunciava con orgoglio di aver superato i 140 chili di peso, lo stesso ha profetizzato: Mirto cleans your body.
E così col body bello pulito ho riconquistato la strada di casa tumulandomi a letto per otto (insufficienti) ore di sonno.
L’indomani vagavo a orecchio sui sentieri per Arbus, affidandomi più al galleggiamento del mio sistema propriocettivo che alle mappe: insomma andavo dove mi portava il cuore della mia sopravvivenza. Per fortuna il dio dei cammini mi aveva apparecchiato una tappa abbastanza leggera, ben diversa dalla precedente dove mi ero trovato ad affrontare uno strappo di 100 metri di dislivello in appena 700 metri di sentiero, nei pressi della bellissima Laveria Brassey, un sito in cui si svolgevano le operazioni di arricchimento dei minerali che arrivavano dalla vicina miniera. Il tema dell’archeologia industriale, dominante in queste zone, meriterà un approfondimento nelle puntate a seguire. Il tempo di smaltire la stanchezza e, chissà, confidare nella profezia del biker “140”. Se il mirto pulisse davvero dovrei brillare per decenni.
4 – continua
Tutte le puntate le trovatequi.

