Titolo: “La guerra a Lombardo coinvolge i giornalisti. La fatwa di Repubblica sulla rivista Terrà, appena arrivata in edicola”.
Tesi: è giusto che il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo utilizzi la rivista di un suo assessorato, quindi pagata da tutti i siciliani, per pavoneggiarsi in veste di libero pensatore agreste.
Ammonimento travestito da morale: un giornalista non può criticare i giornalisti, altrimenti è un killer.
Siciliainformazioni mi dedica una lunga nota anonima, quindi implicitamente firmata dal direttore Salvatore Parlagreco, dopo l’articolo scritto per l’edizione siciliana di Repubblica in cui criticavo un metodo politico-giornalistico (e su LiveSicilia Accursio Sabella fornisce qualche cifra interessante).
Per farla breve, il succo è che Lombardo va difeso a spada tratta, anche a rischio di esternare teorie da esame antidoping: secondo Siciliainformazioni, io farei parte di un complotto che scaturisce dal gruppo Falk, si amplifica nelle stanze del potere di Repubblica, rimbalza sulla mia scrivania per poi detonare nelle stanze di Palazzo d’Orleans. Mancano solo la Spectre, Phantomas e i Racconti di Padre Brown. Certo, se lo dico a mia moglie mi manda a letto senza cena: il suo senso dell’umorismo crolla quando si accorge che qualcuno vuole prenderla per i fondelli.
La parte più interessante della ramanzina è quella dedicata ai giornalisti. “Non sarebbe il caso di darsi una calmata, rispettando il lavoro altrui tanto quanto il proprio?”, scrive l’anonimo estensore.
Ecco, questo è un tema delicato sul quale ci si dovrebbe confrontare a viso aperto, perché qui il curriculum e le storie personali contano: tanto per capire chi siamo, da dove proveniamo, chi ci ha pagati e per chi abbiamo lavorato.
Chi l’ha detto che se un giornalista scrive una scemenza, un altro giornalista non possa criticarlo per questo? Ad esempio, la domanda “Cinquant’anni fa immaginava che un giorno sarebbe diventato presidente della Regione?” sarebbe ammissibile solo se si potesse riscuotere come risposta “Ma certo, e ora le mostro la mia DeLorean”. E non è pignoleria, ma senso del contingente. Se proprio devi/vuoi svelare il finto lato privato del presidente della Regione su una rivista che millanta di stare sul mercato indossando il paracadute dei fondi pubblici, cerca almeno di rispettare un patto di plausibilità col lettore: il senso della misura è importante quando si è al cospetto dei potenti che per giunta giocano in casa e ti pagano pure per raccontare una storia in cui loro sembrano lì per caso.
E’ antipatico farlo notare, ma spero che il mio grado di indipendenza (a prova di verifica) dia un’indicazione chiara di buona fede: se sbaglio, lo faccio non certo per conto terzi, cioé di James Bond, Renato Rascel o Jacaranda Falk.
Infine la parte più sgradevole. Secondo una tecnica ben collaudata, quando non si hanno argomenti validi, si punta alle gambe dell’interlocutore, in questo caso cercando di sminuirlo. L’anonimo estensore scrive: “Dovendo affrontare un’attività specialistica, la patologia delle iniziative comunicazionali (sic!) del governatore, la scelta è caduta su un esperto, Gery Palazzotto, un eccellente blogger prestato alla carta stampata”. Grazie per l’eccellente. Sono giornalista professionista dal 1989, ho lavorato per oltre vent’anni al Giornale di Sicilia (un giornale di carta), dove sono stato capo delle Cronache siciliane sino al 2008 quando mi sono dimesso. Il prestito ci fu, ma qualche decennio fa.
Bastava informarsi, fare i giornalisti.

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