Da Carbonia a Nuraxi Figus.
Con gli anni ho sviluppato una sensibilità per la gentilezza. Perché spesso la gentilezza consiste in un gesto da nulla ma che include milioni di cose: cultura, formazione, indole, genetica, fede, passioni, concentrazione, altruismo, persino egoismo dato che essere gentili è un atto che facciamo innanzitutto per noi stessi, per sentirci meglio, per riscattarci, per espiare una colpa o cose così. È incidentale il vantaggio dell’altro, e non è un male: ciò che conta è il risultato e chi se ne fotte se hai fatto del bene per sciogliere un tuo personale groviglio. Nell’aprile del 2016 mi trovavo a New York mentre il devastante fenomeno Donald Trump prendeva quota. Mi imbattei in questo striscione (quello della foto) e promisi di non dimenticarlo: perché nella sua semplicità dava l’idea della complessità del male che di lì a poco ci avrebbe travolti.
Sono diventato gentile col tempo, o almeno ho cercato di farlo. Prima non lo ero, diciamo, di default. Ora non vi voglio mandare il messaggio di pace, amore e fratellanza, ma solo inquadrare l’ambito in cui nasce questo post. Quindi metto fine a questo prologo.
Mi trovo a Nuraxi Figus, un piccolo villaggio che si trova nei pressi delle due miniere di carbone che per ultime hanno chiusa l’attività. Fino a poco tempo fa c’era un emporio, oggi non c’è più manco quello. Quindi arrivi e non hai nulla, manco un bar. Per mangiare c’è una pizzeria di un paese vicino, Cortoghiana, che, dicono, fa anche consegne a domicilio. Dicono. Insomma per sicurezza strada facendo ho fatto la spesa: pane, formaggio, birra… Uno zaino che pareva un tir su due gambe.
L’alloggio è modesto, anche se praticamente nuovo. La famiglia che lo gestisce però ha una qualità che ne fa una sistemazione a 5 stelle. La gentilezza.
Sono gentili in modo semplice, gestiscono il poco con generosità senza elargire, condividendo. Uno di quei casi in cui brilli di gentilezza riflessa e ti illudi che non sia merito della vecchiaia che ti rincoglionisce.
Nei miei cammini mi è capitato altre volte di imbattermi in situazioni del genere. Unaabbastanza toccante. Altre in mododiverso. Ma sono solo un paio di esempi (tutti gli altri un giorno li raccoglierò tra i miei appunti e cercherò di porgerveli in modo non mieloso).
La cosa che mi colpisce è l’ordinarietà dei gesti. Mostrarsi gentili verso chi è in difficoltà è atto nobile, ma in qualche modo indotto dalla situazione. Farlo per chi invece non ha bisogno di aiuto è un atto nobile e basta.
Amen.
14 – continua
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