Questo articolo fa parte dellasezione “A voce”e lo puoi ascoltare (in versione più estesa) letto da me.
Sul caso della grazia concessa dal presidente Mattarella a Nicole Minetti ho scrittoquie sul mioprofilo Facebooksuscitando reazioni di indignazione e anche qualche insulto: i commentatori offensivi li ho bloccati, graziandoli a modo mio dato che la prossima volta li vado a prendere a casa con l’avvocato; agli altri, quelli più pacati, dedico le prossime righe. Così magari imparano qualcosa, non da me, ma dai fatti stessi (che loro ancora ignorano).
Una delle obiezioni più ricorrenti era la seguente: perché si favorisce una persona in vista, con una carriera politica alle spalle e un discutibile pedigree morale e non si usano un peso e una misura uguale per tutti.
Questa obiezione tradisce oltre un pregiudizio che non salva nessuno, manco il Capo dello Stato, una mancata conoscenza delle cose (stavo per scrivere ignoranza, ma ci ho ripensato). È così questo mondo di scambi liquidi in cui tutti parlano, ma pochi si informano prima di farlo. È un antico rituale quello per cui se una cosa non la sai, allora non esiste.
Per argomentare, prendo a prestito le parole di Stefano Iannaccone che in un bell’articolo su Domaniha spiegato, con tanto di esempi, come non ci sia stato “nessuno scandalo, nessun favoritismo per Nicole Minetti, ma solo l’applicazione di una prerogativa del presidente Repubblica a cui Mattarella ha fatto ricorso con costanza ritenendolo un moto di umanità”.
Infatti da quando Mattarella è presidente della Repubblica, il fattore “salute dei congiunti” delle persone condannate è stato molte volte decisivo nella sua scelta di adottare provvedimenti di clemenza, secondo i documenti ufficiali, in almeno 27 casi. Ovviamente ci sono una serie di regole e requisiti di cui tenere conto (qui trovate qualcosa). Equi una tabelladei decreti di grazia e commutazione delle pene dal gennaio 2022.
Racconta Iannaccone, ad esempio, che nello stesso giorno della grazia a Minetti è stato concesso l’atto di clemenza anche a tal Umberto Giuseppe Viganò, che non godeva della stessa esposizione mediatica dell’ex ancella berlusconiana. Ebbene la decisione del capo dello Stato è maturata per le stesse ragioni di Minetti: l’uomo, che è stato condannato per bancarotta fraudolenta e con ancora un anno e 8 mesi di pena da scontare, ha beneficiato della grazia per le gravissime condizioni di salute della moglie e per quelle del figlio.
Appena 5 mesi prima, a settembre del 2025, un’altra donna, condannata per estorsione e violazione della legge sugli stupefacenti, aveva beneficiato della riduzione di un anno e sei mesi di reclusione rispetto a quella di 9 anni e 8 mesi di reclusione (che in buona parte aveva già scontato). Questo taglio ha consentito di portare la pena sotto i quattro anni, quindi è stato possibile concedere l’affidamento in prova: in questo caso il Quirinale ha compiuto una scelta sulla base dell’esigenza della condannata di poter seguire la crescita della figlia minore. Ancora a febbraio del 2024 c’era stato un altro caso simile a quello di Minetti: un uomo condannato per reati militari di disobbedienza aggravata di insubordinazione e diffamazione ha ricevuto un atto di clemenza per le gravi condizioni di salute della figlia che soffriva di una patologia che, tra l’altro, si era aggravata anche a seguito della carcerazione del padre.
Quindi, ribadisce Iannaccone, il capo dello Stato si comporta in maniera coerente quando si trova di fronte a questioni di carattere umanitario, di famiglie che rischiano di subire ulteriori e ingiustificate sofferenze. Questo orientamento Mattarella lo aveva già dimostrato durante il suo primo mandato: ad esempio nel gennaio del 2017 aveva graziato una donna colpevole di reati legati alla droga perché il figlio si trovava in condizioni emotive e affettive delicate, sempre e proprio a causa della detenzione della madre; e ancora nel 2019 quando un uomo coinvolto nella bancarotta della Parmalat aveva ottenuto la commutazione della pena per le gravi condizioni di salute della moglie.
Sono solo alcuni esempi che spiegano, al di là della sostanza giuridica e politica, come è tragicamente facile sputare veleno quando si è armati solo di un pregiudizio. E come la conoscenza sia un bene sempre più raro in questa epoca di ragioni senza ragione, di incultura orgogliosa.

