L’articolo pubblicato suRepubblica Palermo.
Il problema del pannicello caldo è che è pannicello. E che, quando si raffredda, il dolore che avrebbe dovuto lenire torna più urente di prima. Il pannicello, caldo o raffreddato che sia, è uno strumento di inganno, manco un placebo. È proprio una panzana travestita da rimedio.
Il “Sicilia Express”, il treno che da due anni per Pasqua dovrebbe alleviare le pene dei siciliani fuori sede, ha un belclaima effetto: “Un rientro a casa semplice, economico e divertente”. Artisti e pseudo tali, intrattenitori più o meno trasversali, partecipano alla transumanza di anime che scelgono di rientrare a casa per la festa comandata approfittando di un’iniziativa elargita della Regione: almeno una volta in 365 giorni non ci si dovrà svenare per abbracciare amici e parenti.
Bene, bravi, bis (anzi, in vista del prossimo anno, tris).
Solo che il “Sicilia Express” è un evento isolato, unico e per pochi: 500 persone. Ma la Regione lo spamma nel sentire comune come una via maestra. “Il solco è tracciato” e “i commenti positivi di chi ha utilizzato il ‘Sicilia Express’ sono la migliore risposta a quei pochi che fanno polemica sterile pur di guadagnarsi un like o il titolo di una breve”: sono le dichiarazioni del governatore Renato Schifani, lo stesso che qualche mese fa all’inaugurazione di un cantiere ferroviario nella terra in cui i collegamenti ferroviari sono preistorici, dichiarò che “la Sicilia sta vivendo un momento magico”. Non sarà che il pannicello caldo è stato imbevuto di una pozione stregata?
Quindi un treno che nell’isola in cui parlare di treni comporta qualche rischio di impopolarità si rinnova come spot della Regione. Ed è qui che la genialità sfocia nell’incoscienza. Perché è geniale inventarsi un set in cui c’è un convoglio riempito di gente felice che torna a casa, allietata da musica e cazzeggi vari e con un notevole risparmio sul costo del biglietto, ma è da incoscienti farne un manifesto del buon governo. È un treno, un solo benedettissimo treno all’anno. Roba che al contrario dovrebbe esser fatta passare sottotraccia, per pura illuminazione sociale, per sanarsi la coscienza in nome della buona creanza, anzi di una creanza così così.
Ad accendere la scena e, al contempo, spegnere i riflettori sul treno una tantum, bastano due dita e la ricerca su uno smartphone. Prossimo Ferragosto. Le due isole maggiori d’Italia: Sardegna e Sicilia.
Un biglietto aereo Milano–Alghero andata e ritorno con tutte le tasse costa meno di 160 euro. Un Milano–Palermo quasi 500.
Nella bella serie di Ficarra e Picone, intitolata non a caso “Sicilia Express”, la soluzione è un cassonetto magico che si apre come un portale nel baratro di una distanza che non è solo geografica, ma anche politica.
Tornando alla realtà, che non dista troppo dalla fantasia, il caro-voli è un totem dinanzi al quale la politica siciliana ha consumato più ginocchia che idee.
L’altro giorno alla stazione di Palermo, in occasione della partenza del viaggio di ritorno “semplice, economico e divertente” c’è stato un blitz del deputato di Italia Viva, Davide Faraone che ha contestato l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò. L’incontro-scontro è degenerato in uno scambio di “buffoni” e “ridicoli”, ma del resto alla politica con vista social non si può chiedere quel garbo che è nemico di like e cuoricini. La sostanza, almeno in questo caso, si è salvata offline: in un’operazione di facciata ci rimettono l’operazione e la facciata.
La soluzione più accessibile nell’armamentario di ordinari fallimenti della nostra classe politica è l’improvvisazione. Però l’improvvisazione è argomento prezioso nell’arte. Comporta una visione orizzontale e composita dell’evento, decreta l’abolizione delle gerarchie. Avviene così nelle jam session (ad esempio nel jazz), dove si suonaconecontroaltri musicisti, ma in una situazione di parità. È fondamentale l’attenzione che serve per reagire ai cambiamenti introdotti nel corso della musica, e prendere subito e continuamente delle decisioni.
Solo che qui la musica non cambia e i musicisti manco sanno leggere uno spartito.

