E sono tredici. Questo blog macina un altro anno e cerca di invecchiare meglio del suo titolare, un po’ come accade con certe automobili ben curate. Per questo anniversario ho deciso di dividere il messaggio urbi et orbi in due parti. La prima è questa e la leggerete (spero), la seconda la guarderete e la ascolterete (spero) nel video in questa pagina. Perché ci sono cose che si scrivono e cose che si dicono guardandosi in faccia. Ed è bene ricordarcelo.

Quante vite sono trascorse da quando digitai le prima parole su queste pagine? Tre? Quattro? Di certo molto è cambiato e non solo dalle mie parti, ma nei quartieri del mondo.

I problemi hanno una caratteristica imbarazzante: più sono antichi, più ci sembrano ridimensionabili. C’è sempre un problema nuovo a scacciarne uno vecchio, e il più recente sembra più pesante, irrisolvibile. Nella fenomenologia delle rotture di coglioni, il fattore tempo altera il peso specifico dell’evento disturbante nascondendone invece la vera essenza: se un problema è antico vuol dire che permane, quindi è un problemone. Tutto ciò ha a che fare con l’assuefazione: persino la spina nel piede dopo un po’ fa il callo.

Ecco, il mio tema di questo 2019 è stata la lotta contro l’assuefazione e la sua sorellastra, la distrazione. Ci ho scritto un’opera e una pièce dove l’unica parola bandita era “rimpianto”. Il rimpianto è l’alibi dei deboli che non sono riusciti manco a passare per imbecilli, magari per riuscire a riscuotere una sorta di reddito di cittadinanza della coscienza civile.

Mi piace pensare che in questi tredici anni l’allenamento per una sana intransigenza abbia coinvolto qualcuno di voi, tipo le vecchie lezioni di aerobica in tv dove c’era un tale che cantilenava qualcosa che finiva sempre con “and step… and go…” e insinuava un tremendo tarlo: davanti alla televisione si poteva persino non star seduti. Ecco, l’idea che davanti a un blog – uno dei pochi blog sopravvissuti – si possa fare, ergo pensare, qualcosa di non consono, non allineato, è carburante nel motore della mia autostima. Ed è il motivo per cui sarei tentato di ringraziarvi personalmente, in un porta a porta tipo rappresentante del Folletto. Non è detto che non lo faccia. Grazie a tutti, grazie di cuore.

P.S.
Questa era la parte scritta. Ora, se volete c’è quella parlata…