dipendenza da telefonino

Ho vissuto per qualche giorno in un posto bello e isolato. Niente connessione con internet, niente telefono, niente tv. E’ una di quelle esperienze, moderne al limite dell’imbarazzante, in cui ciò che è regolare, normale e ordinario diventa straordinario, eccezionale.
Parlare con la persona che ti sta accanto senza un trillo che ti interrompa, leggere un libro prima e dopo cena fottendosene del tg, non chiedersi cosa diranno di te quelli che normalmente hanno molto da (ri)dire su quello che scrivi e pubblichi grazie a quei mezzi che adesso non hai: sono frammenti di una vita che sa di vacanza vera e che inesorabilmente si porterà appresso una scia di nostalgia quasi indelebile (il bello di una vacanza indimenticabile è che fa da appiglio per una nuova).
Perché il vero effetto di un ritorno a quelle che potremmo definire relazioni analogiche è la constatazione che la reperibilità eterna e la condivisione continua riempiono le nostre esistenze di una sorta di polistirolo emotivo. Che stabilizza e, soprattutto, isola.
Il resto sono solo frammenti di conversazioni iniziate con uno e finite con centomila, scuse che rimandano al controllo perenne del cellulare (“devo vedere la posta elettronica”), sintomi di noia inconfessabile, brandelli di personalità diluita in invii multipli e polluzioni da social network.
Pensateci quando fate finta di sentirvi liberi e indipendenti.
Ve lo suggerisce uno che con internet ci campa da qualche annetto.

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