Foto di Igor Petyx, da Repubblica Palermo

Ci vuole una discreta dose di grettezza e un’abbondante scorta di insensibilità per derubricare il corteo di Palermo contro il genocidio di Gaza a corteo strumentale e insensato. Parlo di Palermo perché Palermo, a parte essere la mia città, è un luogo che ha una sua latitudine sociale molto particolare: la società civile, che pure un ruolo ha giocato negli anni Ottanta-Novanta, sembrava estinta e invece si è apparentemente risvegliata; il contesto di disordine innato in frange della popolazione è rimasto ai margini; la sonnolenza culturale degli ultimi anni non ha contagiato la voglia di rivalsa; i giovani che – colpevolmente – spesso identifichiamo con bande di violenti, hanno fatto a meraviglia il loro mestiere di portatori di speranza.

Siamo la terra del “chemenefotteamme”, della “meglio parola è quella che non si dice”, dell’erba del vicino che quando è più verde si estirpa, eppure siamo stati ancora capaci di manifestare per un’idea antica e poco di moda: quella che porta alla pace tramite la via più naturale, che è rimboccarsi le maniche e agire.

D’altro canto siamo anche una città dove la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra. Lo stand dell’esercito (legittimo e simbolico) poteva essere riprogrammato per tempo in altra data, magari con una punta di intelligenza sul fronte della comunicazione per spiegare che le nostre forze armate sono un elemento fondante del sistema di fiducia democratica.
Infine l’occasione mancata della politica siciliana.
In un momento cruciale per i destini mondiali come quello che stiamo vivendo non c’era migliore occasione, seppur con tutti i distinguo di cui il sofismo partitico è capace, per abbracciare (o se preferite cavalcare) un’onda civile che non può e non deve essere sottovalutata. Ci sono ideali – parola che fa sbadigliare i portatori difettosi di pensiero nullo – che non si possono recensire. Uno o ci sta dentro o resta fuori. Ma gran parte della nostra politica è… Cerco una parola non contundente, ma l’unica che mi viene è: scarsa.

Di Gery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

1 commento su “Palermo, la pace e il pensiero nullo”

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