In queste settimane di vacanza ho cercato di tenermi aggiornato con la cronaca, almeno con quella che ti viene incontro senza che tu debba fare molto. Ho letto i giornali per quanto possibile, ma sono in tremendo ritardo con molto altro. Ho una pila di arretrati cartacei – soprattutto riviste che mi arrivano in abbonamento – che dovrò smaltire al più presto. Nel frattempo mi piace riconnettermi con voi, dopo la scorpacciata di avventure sulla Via de la Plata, con un tema di scottante attualità. Le stelle.

Ieri è stata la serata delle stelle cadenti che, com’è noto, non sono né stelle né cadenti e non è manco il 10 agosto il giorno migliore per ammirarle. Sono stato invitato dall’Associazione “Pro Piano Battaglia e Madonie” a partecipare a un evento che celebrava le stelle in modo intelligente: cioè facendole raccontare, o meglio spiegare, da un esperto. Ho preso confidenza con distanze di milioni di anni luce ma anche con un ottimo pane cunzato, ho ammirato galassie lontanissime ma anche le isole Eolie da un pizzo di montagna, ho visto una luna pazzesca e pochissime stelle (del resto sono due presenze incompatibili ai sensi della nostra osservazione del cielo).
Insomma ho avuto la dimostrazione pratica che le stelle sono un catalizzatore di emozioni anche quando non le guardiamo. Credo che nella memoria di ognuno di noi ci sia un ricordo emozionante legato a esse. E non so quanto ci sia di romantico e quanto di razionale. Le stelle sono sinonimo di luminosità anche quando sono buie, brillano orgogliosamente anche quando la luce non è la loro, rappresentano il sogno ma anche la minaccia, vivono anche quando sono morte.

Vi ho detto varie volte del mio rapporto col cielo. Ogni volta che visito un posto nuovo, d’istinto misuro il cielo sopra la mia testa. E il risultato della mia osservazione non è mai fisico, ma psicologico. Non faccio qui la classifica dei cieli migliori sotto il quale mi sono trovato, ma capite bene che non si tratta di una questione geografica. Come si dice: viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non abbiamo tutti lo stesso orizzonte.

Per i tramonti è diverso. Non sono un cacciatore di soli morenti. Certo, mi piace l’atmosfera, quel rosso che cresce, la caccia all’ultimo raggio. Ma non voglio lasciarmi abbagliare (e qui si va avanti tutta con le metafore). Preferisco il sole laterale a quello di fronte. Per questo un tramonto me lo godo sempre di riflesso, magari negli occhi delle persone col quale lo condivido, attingo dalla loro estasi per sentirmi allineato col resto della popolazione mondiale che starebbe davanti lì col bicchiere in mano magari pressando sul tasto stop delle sensazioni pur di prolungare il godimento.

Non la penso come Charles Bukowsky che per foraggiare la sua immagine dissacratoria diceva: “Se inizierò a parlare di amore e stelle, vi prego: abbattetemi.” Però magari datemi un pizzicotto.     

Di Gery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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