Rino Martinez

Rino Martinez è un artista senza troppa fortuna. Ha cantato e suonato dovunque e non sempre le sue produzioni sono state degne di nota. Tuttavia è un artista cocciuto e ammirevole: ha visto per sé una strada e l’ha percorsa senza mai un indugio. I risultati sono negli occhi di chi guarda, nelle orecchie di chi ascolta.
Ma non è del cantante che voglio occuparmi.
Da qualche anno Rino è un missionario laico che ha fatto dell’Africa la sua terra di elargizione: le ambizioni dell’artista sono state impacchettate, come si fa con i tappeti d’estate, e messe in cantina. Perché c’era altro di cui Rino Martinez voleva occuparsi: popolazioni azzoppate dalle carestie, minoranze etniche cancellate dalle guerre, tribù affamate dai totalitarismi.
Uno che molla tutto, persino il poco che ha agguantato in anni e anni di eterna gavetta, uno che si sbatte per un vantaggio che non è il suo, uno che usa la religione nel migliore dei modi, cioè come benzina per il motore delle sane intenzioni, dovrebbe essere di per sé notizia, reportage, titolo, commento, foto e didascalia. Uno che vive e sopravvive per portare avanti il progetto folle e rivoluzionario di dare a chi non ha, meriterebbe l’onore della popolarità (quella vera e genuina).
A Palermo tutti dovrebbero sapere chi è Rino Martinez (e non sarebbe male che la voce si diffondesse anche nel “continente”): uno che piccona senza sosta contro il muro del nostro egoismo.
E tutti, appreso della malattia vigliacca che adesso vorrebbe metterlo all’angolo, dovrebbero sbracciarsi, scrivere o gridare: Forza Rino, sbrigati a guarire.

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