Da Montamarta a Granja de Moreruela
Da Granja de Moreruela a Benavente

Della serie: la misteriosa moltiplicazione dei chilometri. Oggi dovevano essere 24 e sono diventati 30 per un sortilegio su cui ho smesso di interrogarmi: le deviazioni e gli aggrovigliamenti dei sentieri sono categorie dello spirito. Tenete conto comunque che sei chilometri in più sono un supplemento di un’ora e mezza di fatica, e soprattutto che sono al trentunesimo giorno di cammino.  
Ho rifatto i calcoli, ho rivisto le mappe e non sono riuscito a capire dove sta l’errore. Ma poco conta: l’importante è aver conquistato la mia stanzetta di albergo, fresca fin troppo (con un’aria condizionata del genere freezer).
Va detto e so di non fare una rivelazione: più si va avanti, più gli ultimi chilometri pesano. È la sindrome del maratoneta, comune a tutti quelli che fanno sport di resistenza: più sei stanco più pesano i pochi passi che mancano all’arrivo.

Sono alla mia terzultima tappa di questa Via de la Plata e solo oggi ho realizzato che cammino ininterrottamente (con la sola eccezione di Salamanca) da trentuno giorni. Dovendo fare un check, tutto sommato la macchina seppur vetusta regge. Non è questione di allenamento, quello è un requisito scontato. Il vero problema sono le articolazioni che rispondono a regole proprie. I piedi – e non voglio scendere in argomentazioni anatomiche – ti mandano messaggi ineludibili. Ogni giorno richiedono un po’ di più per riprendersi. All’inizio si accontentano di un’oretta di riposo, gambe all’aria. Poi, via via che i chilometri si accumulano, ti dicono: dai, stiamo ancora a letto, leggi qualche altra pagina del libro. Infine, e siamo alla fase attuale, vogliono almeno tre ore di inattività e comunque ti devi rialzare con cautela dato che i primi passi dopo il riposo sono da fare con la concentrazione di Jucas Casella sui carboni ardenti.

È così che impari a fare programmi – tipo per andare a cenare – improntati al risparmio… ortopedico. Proprio in ossequio a quest’esigenza mi è capitato spesso di attuare vere strategie. Ieri, ad esempio, arrivando a Granja de Moreruela, capita l’antifona del mio stato fisico, ho identificato una tienda (un negozietto ricavato nell’abitazione privata di un tale) che vendeva generi alimentari: un posto che di norma non ti ispirerebbe manco una capatina per la scorta di acqua. In serata ho chiesto al mio padrone di casa del posto più vicino in cui sbranare qualcosa e, intuita la distanza, sono andato a bussare a casa del cristiano della tienda. Ebbene lui ha fatto il suo mestiere di spacciatore di cibo: non mi sogno di rivelare quelloche mi ha propinato. 
Alla fine il ringraziamento non è arrivato dal mio stomaco, ma dai miei piedi. 

19 – continua

Le altre puntate le trovate qui. Inoltre segnalo un podcast, intitolato Lento Pede, per tutti quelli che sono interessati all’esperienza di un cammino.

Di Gery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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