L’idea direintegrarei medici no vax è una tagliata di faccia al Paese. Per rispetto alle vittime del Covid, ai sanitari e parasanitari che si sono sacrificati per darci assistenza, alla legge, all’etica. Tutti noi abbiamo fatto enormi sacrifici durante la pandemia, obbedendo a norme durissime che magari ci parevano inique. Li abbiamo fatti seguendo la più antica regola della civiltà: quando la situazione si fa difficile, ci si stringe attorno al condottiero. Che sia uomo o istituzione poco importa, conta la ragione per cui muoversi in ordine sparso, specie con lo strabordare di idee malsane, è il migliore modo di fare la cosa peggiore.

Per questo motivo, nel 2020 sin da subito, molti italiani come il sottoscritto hanno aderito senza battere ciglio alle decisioni dell’allora premier Conte e del suo ministro Speranza. Perché democrazia, quando la democrazia è all’angolo, significa affidarsi ai nostri rappresentanti, anche se non sono i nostri preferiti.

Durante la pandemia di Covid ci fu un effettivo rischio per la tenuta democratica che non stava nel pericolo dei carrarmati, ma in qualcosa di peggio: nell’incrinatura della linea di comando. Immaginate un treno che corre impazzito verso un ponte crollato (se avete una certa età ricorderete “Cassandra Crossing”) e i passeggeri che decidono, ognuno per conto proprio, di mettersi alla guida, litigando pericolosamente. Ecco, quello era lo scenario che molti no vax volevano evocare inconsapevolmente (consapevolezza è già una parola troppo lunga per certi cervelli).

Da figlio di medico con quattro specializzazioni ammetto una crudele ostilità nei confronti degli antivaccinisti, gente che si farebbe curare da Red Ronnie e che pretenderebbe di estendere il metodo a tutti noi senzienti. Ho rotto amicizie per questo. Una volta mi ritrovai a cena con uno spensierato gruppo di negazionisti a largo raggio (qui il grottesco resoconto della serata). Fu un incontro a tradimento, nel senso che mi erano stati presentati come “simpaticissimi” e invece erano ben altro. Ma in fondo si trattava di un paio di disperati senza arte né parte che avevano reso irrespirabile l’aria di casa mia: alla fine bastò aprire le finestre e congedarli con un “a mai più rivederci”.

Ora questo progetto di un governo che sulla incultura no vax ha investito molto, rimette in gioco gente pericolosa, che non solo non ha rispettato la legge ma ha preteso di farsi vessillo, bandiera, mettendo a rischio le nostre vite.

Non gli auguro niente di male. Restino dove sono, lontani dai nostri ospedali. E in caso di emergenza – la vita purtroppo non fa troppe distinzioni tra gli imbecilli e gli altri – si attengano alla loro linea di rigore intellettuale: citofonare Red Ronnie.

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

3 commenti a “Citofonare Red Ronnie”
  1. Hanno sbagliato professione. Niente di male, ma la licenza di agire in quanto “medico” andrebbe rivisitata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*