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Photo by cottonbro studio

Sono stato via per un po’ (un periodo insolitamente lungo per questo blog). Non è stata una scelta intenzionale né sono stato vittima di alcuna costrizione. Ho solo seguito un flusso personale: le migliori storie ti portano in luoghi che non si trovano su una mappa e ti fanno immergere in realtà che non avevi immaginato, pur rimanendo a due passi da casa. Io le ho seguite.

Ho viaggiato, con bagagli più interiori che fisici. Ho frequentato giovani. Ho letto libri di carta. Ho seguito le notizie, tragiche, ineludibili. Ho sciato sul ghiaccio. Ho goduto di solide amicizie. Ho risposto solo alle telefonate necessarie. Ho accolto il 2026 come un anno davvero cruciale per me. Ho dormito molto. Ho assaporato il bello fregandomene che era comunque passeggero. Ho guidato auto non mie. Ho ascoltato racconti non miei. Ho fatto colazioni in famiglie non mie. Ho evitato ogni forma di convenevoli. Ho riso molto. Ho sentito freddo pregustando il calore che avrebbe alleviato i miei brividi. Ho esplorato montagne senza rimpiangere il mio mare. Ho sepolto gli impegni in un cassetto sapendo che li avrei ritrovati lì, intonsi, al mio ritorno. Ho dato fiducia con inusitata fiducia. Ho scelto di abbandonare momentaneamente il mio istinto solitario per bearmi della condivisione. Ho guardato da lontano la mia città agonizzante e non mi sono indignato.

C’è qualcosa nello nostro spirito che resiste a ogni tentativo di corruzione, di offesa, di umiliazione. Se siamo fortunati, la nostra natura ci viene incontro e ci comanda di reagire: non estraniandoci, ma concentrandoci.

Non voglio mandare qui il messaggio di pace amore e fratellanza. Al contrario: serve intransigenza, nei nostri confronti innanzitutto.

Staccare la spina non significa mollare tutto e sparire, ma scegliere, censire, centellinare.

Il 2026 per me, e spero per voi, sarà questo. Un anno di passi determinati, di rifiuti motivati, di distanze imposte come esigenza estetica: un bel panorama del resto non si gusta da vicino.

Buone scelte a tutti voi.

Di Gery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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