Nel cercare (e trovare) una chiave di lettura nel premio fantozziano che l’assessorato regionale del Territorio e Ambiente ha assegnato al governatore Renato Schifani c’è l’imbarazzo della scelta. Anzi c’è solo l’imbarazzo. All’assessora Savarino che premia il suo principale manca solo la famosa battuta “com’è buono, com’è bravo lei” che Paolo Villaggio biascicava al cospetto del mega direttore galattico.
Ma non è solo ironia, giacché l’ironia si addice alle cose che possono essere spiegate in modi diversi, antitetici, non necessariamente grotteschi. No, qui la vicenda è tremendamente chiara, seria, univoca. Basta scorrere l’elenco di premiati illustri: i colleghi di partito dell’assessora (FdI) Ignazio La Russa, presidente del Senato, e Gaetano Galvagno , presidente dell’Ars.
Loro se la cantano e loro se la suonano, senza avvertire che non c’è una nota stonata, ma manca proprio la musica. Si ridacchia, sul web e sui giornali, probabilmente per esorcizzare un pensiero che si fa sospetto e persino allarme: che questi signori non abbiano più il senso della misura. S’affaccia il mito di Caligola che fece senatore il suo cavallo, ma lì il sottotesto era la follia, qui è la piaggeria muscolare, un atteggiamento che manda a dire: comandiamo noi, facciamo quello che ci pare e fanculo al popolo bue.
Verrebbe da dire che la classe non è acqua, e mai luogo comune sarebbe più consono in questa Sicilia annientata da un governo disastroso. Infatti l’acqua manca nei rubinetti nonostante il cielo ne stia mandando in quantità e la colpa è di burocrati incapaci e, si sospetta, abbastanza cialtroni. Quindi né classe né acqua, con quel che ne consegue.
Un’idea per un prossimo premio: Signore delle acque. Il vincitore potrebbe essere sempre lui, il mega governatore galattico. Chissà, ci potrebbe stupire camminandoci sopra.


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