Tutti noi giornalisti, soprattutto quelli di una certa età, ci siamo trovati a occuparci di Mondello molte volte nella nostra vita. Io, ad esempio, solo negli ultimi vent’anni ci avrò scritto decine di articoli. E molti di noi non sono riusciti a incrinare l’inscalfibile luogo comune che grava sui destini della spiaggia dei palermitani. Che è questo: togliere le cabine e abolire le aree attrezzate (a pagamento) farebbe solo bene al lido. Quest’opinione liquida, che si diffonde generalmente in vista della bella stagione, ha un suo fondamento nell’ovvietà: una spiaggia libera è universalmente più bella di una spiaggia inscatolata in legni, tornelli e cancelli. E ha anche una sua ragione esoterico-popolare: la società che ha in concessione quei benedetti chilometri di sabbia è vista dal palermitano medio come un’ombra indefinita che da più di un secolo si muove su asciugamani e ombrelloni, un fantasma della battigia, un nemico di cui neanche la nazionalità è certa.
Certo, è difficile provare simpatia per chi dà il mare a pagamento, togliendo cioè il senso di libertà alla spiaggia che è, per eccellenza, il luogo della libertà. Ma qui di ragione si discetta, mica di sentimenti. E la ragione impone domande per non intossicarsi di aria fritta.
Che fine farebbe il lido di Mondello senza concessione ai privati?
I palermitani saprebbero tenerlo pulito?
Quali sarebbero le garanzie per quest’immenso, meraviglioso spazio libero?
Nell’attesa che a qualcuno vengano in mente risposte articolate, c’è un suggerimento semplice e immediato che viene dai fazzoletti di arenile aperti a tutti. Lì dove la costa è libera, senza paletti italo-belghi, tutta in mano ai palermitani, il risultato è lo scempio.
È bene chiarire che in quest’ambito, il privato e il pubblico non sono due facce della stessa medaglia, ma due medaglie diverse. Il destino di una Mondello per così dire liberata, non è una spiaggia lasciata aperta a tutti indiscriminatamente, bensì una Mondello gestita in modo più oculato: che a occuparsene sia una società o un ente è un dettaglio. La spiaggia va difesa strenuamente da quegli incivili che negli anni l’hanno riempita di rifiuti e che oggi chiedono soltanto di poter continuare a deturparla gratuitamente. Perché, diciamolo chiaramente, la stessa foga politica con vista social andrebbe messa in atto per andare a denunciare cosa combinano i palermitani che protestano per i tornelli, una volta conquistato il loro posticino al sole.
Mondello col suo mare, coi suoi turisti, col suo potenziale economico e persino col suo cemento merita più attenzione da parte di tutti, in primis degli amministratori che ne hanno fatto, negli anni, un terreno di sperimentazione antropologica. Dal panellaro in baracca al venditore di paccottiglia su marciapiede (abusivi entrambi), dall’automobilista selvaggio al pedone forzato (scontenti entrambi): in un turbine di delibere, progetti, annunci, rinvii, inaugurazioni, varianti e promesse, il piccolo borgo ne ha viste di tutti i colori divenendo incolore.
Oggi la vicenda dei tornelli – per carità importante se non altro per una questione di principio, perché la spiaggia e il mare sono di tutti – rischia solo di essere un pretesto per coltivare l’illusione che un libero accesso sia la scelta migliore.
In Portogallo, tanto per fare un esempio non esotico, lungo la meravigliosa senda litoral tutta la spiaggia oceanica è libera. Ci sono docce pubbliche e persino biblioteche in cui si legge gratis all’ombra. I bar che hanno la concessione hanno l’obbligo di mantenere pulita l’area e soprattutto hanno un vincolo estetico: devono tutti rispettare un’omogeneità architettonica e stilistica. E ovviamente non c’è manco un tappo di bottiglia per terra.
Vi immaginate cosa accadrebbe a Mondello in condizioni analoghe?

