Falcone e Borsellino (e gli altri)

Falcone e Borsellino. Nel binomio partorito dalla cronaca e ancor prima dalla crudeltà degli uomini (perché siamo anche ciò che non ci è stato permesso di esser stati) c’è tutto il non detto di un’antimafia di sussurri, di carriere, di protagonismi, di ingenuità, di coraggio, di forza interiore, di sangue acido, di lavoro silenzioso, di ostentazione, di modestia, di vita con le virgole che ognuno sa darsi.

Arriverà il momento di tentare un racconto diverso non già dei caduti in questa lotta tremenda contro la sordida crudeltà di Cosa nostra, ma dei loro seguaci, degli epigoni, dei parenti acquisiti (le vittime di mafia sono un territorio di grande saccheggio), degli orecchianti che sul ricordo hanno costruito business, politiche, show: ne ho un campionario sterminato come certe indecenze (taciute da giornali e pubbliche amministrazioni), ma non come le risorse economiche necessarie a contrastare eventuali cause temerarie.
E sì, ce lo sussurriamo da decenni, messa dopo messa, nave dopo nave, paginata dopo paginata, ma nessuno ha mai osato alzare la biro.

Falcone e Borsellino sono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (e Francesca Morvillo e tutti gli agenti delle scorte), forti e indimenticabili nel loro essere uomini e idee. Quelli che restano sono altra cosa. Anzi due cose.
Falcone.
Borsellino.
Con quel che ne consegue.

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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