Il green pass e l’acqua alla gola

L’articolo pubblicato su Repubblica Palermo.

C’è qualcosa di allarmante nell’appello firmato dai docenti universitari di Palermo contro il green pass obbligatorio all’ateneo. Ed è qualcosa che ha a che fare col ruolo formativo, cioè con quella sorta di arte che un professore infonde nel suo allievo: il saper imparare nel rispetto degli altri. Il “rispetto” è fondamentale giacché introduce un concetto di reciprocità che gran parte delle enclave culturali estremiste (di ogni tempo e latitudine) hanno calpestato nel nome di un sapere egoistico, univoco.

Insomma fa impressione leggere la disamina strampalata degli effetti scientifici del vaccino anti Covid fatta da un professore di economia. Come se l’università non fosse il luogo della competenza specifica, della sacralità della specializzazione, questi signori brandiscono il concetto di libertà facendone un uso maldestro. Diciamolo chiaramente: non si può esercitare in modo stravagante il diritto al dubbio se si è con l’acqua alla gola. La Sicilia è in una situazione disperata anche per colpa di chi non si è vaccinato. E questo è un fatto incontrovertibile, certificato da chi ne ha titolo: medici ed esperti di virus. Non sociologi, non economisti. A nulla serve il solito refrain che questi signori usano per distinguersi dalla canea dei negazionisti. “Non siamo no vax” è come “ho tanti amici gay”: un modo di travestire da argomentazione colta un’incoerenza di cui, molto probabilmente, non si trova la forza di vergognarsi. Ora è il momento della chiarezza, in vista di nuove probabili tenebre. Accettare il green pass non è segno di sottomissione, ma di civiltà. Il che non vuol dire che si debba abolire il dibattito sul tema, ma che debba parlare solo chi è titolato. I pozzi della ragione sono già a secco, evitiamo gli avvelenatori.

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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