La memoria coatta

C’è un gran casino, forse per il caldo e forse anche per la noia d’agosto, sulla vicenda del parco di Parma intitolato a Sandra Mondaini e Raimondo Vianello anziché a Falcone e Borsellino.
Spesso quando c’è di mezzo l’antimafia la vista si annebbia e la capacità di analisi si appiattisce: è più comodo spararla grossa e mancare il bersaglio che tenere il colpo in canna e mostrarsi prudenti.
La storia di Parma ha un retroscena non di poco conto. Il parco, anzi una porzione di parco, non è più intitolata ai due giudici dal 2007, da quando cioè vi fu l’unificazione con un’altra parte di verde. L’area si chiama Parco Eridania, e tutti in città la conoscono così. Continua a leggere La memoria coatta

Il lieto fine


C’è qualcosa di meravigliosamente tragico nella morte di Sandra Mondaini. E nulla che abbia a che fare col palcoscenico, con l’arte, con la messa in scena di un sentimento.
E’ l’epilogo che ogni marito defunto sogna dall’alto dei cieli, o chissà da dove, e che non avrà mai il coraggio di confessare vita natural durante: che la sua metà lo segua al più presto, senza la devastazione di un gesto estremo e senza che la tragedia si amplifichi troppo.
Noi maschi viventi, sentendoci altruisti e aperti al mondo, rassicuriamo spesso le nostre mogli: “Dopo che me ne sarò andato sarò felice di saperti felice”.
Felici un corno, diciamocelo.
Se da un balcone, o molto più probabilmente da un tornante dell’aldilà io mi affacciassi e vedessi mia moglie che se la spassa, non so quanto potrei saltare di gioia.
Però mai e poi mai mi batterei per farle lasciare la vita che ancora le spetta.
La fortuna massima di un amore è che sia incantevole anche nel suo atto finale.
Per questo la morte di Sandra Mondaini è meravigliosamente tragica: perché è annunciata e tenera, naturale e consolante.
E’ uno straziante, indimenticabile, felice lieto fine.

Sandra e Raimondo, che classe

“Siamo di quella generazione in cui l’attore sapeva di entrare nelle case senza suonare il campanello, e quindi ci entrava con la cravatta e con garbo”.
In questa frase c’è tutto il bello della televisione di ieri e tutto il contrario della televisione di oggi. Non a caso l’ha pronunciata Sandra Mondaini in occasione del suo addio alle scene.
Ho sempre ammirato la prorompente normalità della coppia Vianello-Mondaini, forse per un motivo generazionale: sono figlio di quella tv che aveva spettatori e non ostaggi. Ricordo – ed è segno che la mia biologia si avvicina a quella di una testuggine – l’intrattenimento puro di Tante scuse, di Canzonissima, di No no Nanette (di cui canticchio ancora la canzone, sotto la doccia).
Il piacere di battute semplici, un gusto che sa essere piccante e salato senza mai offendere il palato della buona creanza.
Attori, intrattenitori di classe. Ecco cosa sono per me Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Artisti che hanno sempre obbedito a una regola fondamentale che non è solo dello spettacolo, ma del vivere civile: si ha voce se si ha testa.
Intorno a noi, quante ugole orfane di cervelli…