Siamo morti, ma parliamo d’altro

imageCi sono due modi per affrontare la morte. Il migliore, e più difficile, è ovviamente quello che fa ricorso all’ironia. L’altro è quello, umanissimo, che ha a che fare con la paura e la disperazione. Negli ultimi tempi ho avuto occasione di constatare che, nei momenti più drammatici dell’esistenza, è comunque l’intelligenza vivida a fare la differenza. Due esempi di seguito, uno vicino, l’altro lontano: il mio amico Francesco Foresta che ha avuto pochi mesi di tempo per passare da una vita di progetti a una vita in scadenza, e tale Heather McManamy che, devastata da un cancro, ha scritto una bellissima lettera agli amici da leggere dopo la sua morte.
Sono due scritti istruttivi da consultare (non ho detto leggere) quando crediamo, io per primo, che tutti i fulmini del cielo siano sulla nostra testa e non ci rendiamo conto che, certe volte, per schivare un fulmine basta scansarsi.

Grazie a tutti, ora scappo perché c’è da lavorare.

Ho una notizia buona e una cattiva: la cattiva, sono morta.

L’ottimismo è il profumo della vita

L’attimino fuggente
di Giacomo Cacciatore

Alla luce del Centorrino-economista-pensiero, propongo il mio vademecum per il perfetto siciliano ottimista di sinistra.
Mattina: canticchiare “Ciuri-ciuri” appena svegli, preferibilmente con un rametto di zagara sull’orecchio e la giacca del pigiama – rossa, di raso – annodata alla vita, in stile carrettiere siculo o cameriere del ristorante “Lo strascino”.
Affacciarsi e respirare a pieni polmoni l’aria pervasa dall’odore di agrumi (fradici) che esala dal più vicino cassonetto dell’Amia.
Tra un boccone e l’altro di cannolo e un sorso di latte di mandorla, benedire l’ingorgo che ci separa dal posto di lavoro, i chiusini gorgoglianti, le strade e i sottopassaggi allagati – se piove – che ci costringeranno a restare intrappolati nel traffico e ammirare così le bellezze della città di Palermo.
Una volta usciti, toccarsi se per caso si passa davanti all’albero Falcone, al monumento dei caduti della mafia, all’abitazione del procuratore Costa e alle varie lapidi di gente così sfigata da aver incrociato una pallottola o essere inciampata in una buca scavata dal tritolo.
Pranzo: tra un’arancina e l’altra, astenersi dalla lettura di qualsivoglia libro. Al massimo un quotidiano: la pagina culturale di La Repubblica Palermo o, meglio ancora, quelle del Giornale di Sicilia. Unica lamentela concessa: per un chiusino di via dell’Ermellino che trabocca di liquami o per un canuzzo abbandonato nei pressi dello svincolo di Via Oreto. Esultare alla notizia della solita vecchina di Torretta che ha compiuto 120 anni.
Pomeriggio: siesta. Con un saggio di Mario Centorrino. Tv: poca, meglio nostrana. Si consiglia “Opinion Leader”, anche in replica.
Sera/Notte: esorcizzare con acquasanta, nella libreria di casa, le copie residue de “Il Gattopardo”. “Todo Modo” e “La concessione del telefono”. Sfogliare, come rituale apotropaico, alcuni ritratti di Camilleri, Sciascia e Tomasi di Lampedusa, ripetendo sottovoce: “minchia attasso”. Avvantaggiarsi, se si ha spazio, di un poster di Pippo Baudo o di un carrettino siciliano: tengono lontana la sfiga. Se si aspira alla carriera universitaria nell’isola avendone merito e punteggio (e senza intenzione di fare domanda di assunzione a un call center di Melbourne) sorridere al domani. Ci pensa Centorrino.
In un giorno qualunque della settimana o del mese: tesserarsi al Pd siciliano. Porta sfiga anche questo, ma almeno si ride.

Cazzate


Mario Centorrino, meglio conosciuto come l’economista Mario Centorrino (una frase ricorrente sui giornali come l’asfalto reso viscido dalla pioggia, dai rubinetti non esce il prezioso liquido, poteva essere una tragedia, le isole isolate e la scure della Corte dei conti) ha scelto il modo migliore per tornare sui giornali nella sua veste di neo assessore alla Formazione del governo lombardiano-siciliano. Il modo migliore per i tempi che corrono, cioè il peggiore per chi questi tempi vorrebbe azzopparli.
La sua ricerca dell’ottimismo, cioè quella messa in atto da un economista di sinistra collaboratore di giornali di sinistra (noi lettori di sinistra abbiamo divorato i suoi articoli con la stessa felicità con la quale si recita un rosario), ha prodotto un primo importante risultato: Sciascia, Camilleri e Tomasi di Lampedusa non vanno letti. Che è come dire, il pensiero lieve parte dalla filosofia Weight Watchers.
Una provocazione, dicono alcuni per giustificarlo. No, le provocazioni sono quelle che fanno pensare, anche con modi urticanti.
Poi ci sono gli errori, e quelli, se ammessi, diventano occasione di crescita.
Qui, come si capisce, non si tratta né di provocazione né di errori.
E la vicenda è talmente chiara che è inutile perdersi in giri di parole. Quelle di Centorrino sono semplici, pure, tristi cazzate. Diciamoglielo chiaramente.

Intellettuale di sinistra

Le ideologie sono ormai superate. Destra e sinistra, tutti assieme, almeno per un anno prendiamoci una pausa. Non leggiamo più per un po’ Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia perché sono una sorta di sfiga nei confronti della Sicilia. Ci vuole ottimismo.

Mario Centorrino, economista e professore all’università di Messina, iscritto al Pd e, quel che qui conta, assessore regionale alla Formazione nel governo regionale siciliano di Raffaele Lombardo.