La spending review griffata

Giulia Adamo

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Una borsa di Louis Vuitton, 400 euro? Ma finitela, straccioni. Tutti sanno che con quella cifra ci viene al massimo un borsellino. E’ davvero una fortuna che una bella ed elegante signora abbia finalmente spiegato perché le spese pazze dei gruppi parlamentari dell’Ars non sono affatto pazze bensì oculatissime. Perché alla fine i malpensanti dovranno pure ringraziarla quando si scoprirà che lei, Giulia Adamo, ex deputato regionale e sindaco di Marsala, sempiterna vincitrice di ogni tornata elettorale in provincia di Trapani, ci ha fatto addirittura risparmiare.

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Fondi pubblici e vizi privati

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Negli anni Novanta le cronache giudiziarie siciliane si trovarono alle prese con un termine nuovo: infungibilità. Erano i tempi delle sciabole corrusche che decapitavano, uno dopo l’altro, i protagonisti di Sanitopoli, responsabili di gravi casi di corruzione ai danni del sistema sanitario pubblico. Allora, uno dei metodi più diffusi per pilotare una gara per l’acquisto di un costoso macchinario era quello di dichiararne l’infungibilità, cioè l’insostituibilità assoluta per valore e caratteristiche tecniche. Si scoprì che con questo trucco schiere di primari si erano fatti i soldi grazie alle tangenti riscosse dai fornitori. Dopo le inchieste della magistratura fu chiaro che le norme andavano cambiate e che l’amministrazione pubblica doveva darsi una mossa in tema di controlli.
Vent’anni dopo scopriamo che la nuova frontiera del malaffare è ancora basata in parte sul concetto di infungibilità, stavolta allargato a un intero ente, come se fosse un’unica grande cosa insostituibile e quindi preziosa. Continua a leggere Fondi pubblici e vizi privati

Tipici Spinelli

Non ho i verbali che occorrono per entrare nel dettaglio, né le parentele/amicizie giuste per parlare coi diretti interessati. Però questa storia del sequestro del ragioniere Spinelli mi sembra una tipica, anzi una ideale vicenda berlusconiana. Ha infatti la dose di trasversalità, di sudiciume, di non affascinante mistero alla quale le vicende politiche italiane dell’ultimo ventennio ci hanno abituati.
Sappiamo tutti che quando i calli non fanno male, sono comunque antiestetici. E la storia è brutta assai.

Notizie in fuga

Certo ora sarà difficile spiegare come una nota riservata della Procura di Torino, in cui si parla di una persona che non è nemmeno indagata, finisce sui giornali subito dopo che quella stessa persona si era pubblicamente lamentata per le fughe di notizie.

Buonasera dottore

Dalla telefonata tra Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio della Repubblica italiana, e Valter Lavitola, direttore di un giornale che nessuno legge e faccendiere dai loschi profitti, si può capire il clima grottesco in cui brancola questa nazione.
I due parlano sapendo, o sospettando, di essere intercettati e dissimulano malamente ogni emozione, quindi sono palesemente innaturali. Eppure il premier non rinuncia al ruolo dell’onnipotente: “Scagionerò naturalmente tutti”. Continua a leggere Buonasera dottore

Il presidente zio (o verme?)

Binario
di Daniela Groppuso

“… lo sanno che il verme marcio è proprio lui (Berlusconi, ndr)”.
Angela Nicla Devenuto a Valter Lavitola, in un’intercettazione telefonica

“… (Berlusconi, ndr) aveva preso a cuore i nostri problemi, ci trattava come se fosse un padre, uno zio. Si sentiva un po’ il nonno delle nostre figlie”.
Angela Nicla Devenuto ai pm.

Un paese di merda (per sua stessa ammissione)

Vado via da questo paese di merda.

Silvio Berlusconi al telefono con Valter Lavitola,
editore e direttore de L’Avanti! (inseguito da un’ordinanza
di custodia cautelare con l’accusa di estorsione al premier).

Allora qualcosa di umanamente fallace c’è in un personaggio che si reputa infallibile, incontestabile, onnipotente, un gradino sotto Dio. Sì, lo sfogo captato dalle intercettazioni ordinate dai magistrati ci consegna finalmente un leader più debole, biologicamente sincero, cioè scazzato e demoralizzato come qualunque altro essere umano soggetto alle leggi dell’uomo e della natura.
Tenendo alta la speranza che tramonti presto l’era dell’impunità, ancor prima di quella del berlusconismo, può essere incoraggiante sottolineare che lo sfogo del premier costituisce una svolta epocale.
Il paese che lui doveva salvare, lucidare, rendere più ricco e addirittura salubre (ricordate quando promise di debellare il cancro?) è in fondo, per usare parole sue, un paese di merda. E la fallacità ritrovata sta nel tacere e nel tacersi l’influenza nefasta del passaggio che questo stesso Paese ha subito nell’intestino del centrodestra. Diciotto anni di questa peristalsi politico-amministrativa hanno annullato ogni ragione oggettiva, ogni interesse pubblico e hanno fatto del tornaconto di pochissimi l’obiettivo di ogni azione.
Negli ultimi due decenni l’Italia è cambiata nei costumi, nei gusti, nella sensibilità. Si è resa impermeabile alla vergogna. Ha chiuso i confini nazionali del senso dello Stato. Ci ha fatto sentire sì unici e diversi, ma peggiori.
L’elenco delle fandonie che Berlusconi ha sciorinato, sin dal primo giorno della sua discesa in campo, ha portato la maggioranza degli italiani a dar credito a una politica del piffero: anzi del pifferaio. E oggi tutti quelli che lo hanno votato, difeso, sostenuto anche quando non c’era una sola ragione logica per farlo, a parte le illuminazioni della fede (e siamo al gradino sotto Dio), dovrebbero ammettere di aver consegnato a questo signore un Paese, e di averne ricavato – per sua stessa ammissione – un paese di merda.

Il Gran Puttaniere

Immaginate la mortificazione nel trovarvi in visita come turista in un Paese straniero, quindi nella condizione di persona che vuole circondarsi solo di ciò che è bello o interessante, e di accorgervi che c’è una faccia sola che vi guarda attraverso i giornali e le televisioni di tutto il mondo.
Dovunque andiate, c’è un uomo che ride sguaiato, che fa le smorfie, che appare imbalsamato in una posa ufficiale, e quell’uomo, sempre lo stesso, punta voi con lo sguardo.
Immaginate che quella persona sia il vostro premier e che tutto il pianeta sia allibito nel leggere delle sue gesta erotiche e della sua condotta conclamata di fuorilegge. Nessuno ormai può aver timore di definirlo come, sino a ieri, solo i suoi più acerrimi detrattori lo appellavano: puttaniere. La realtà è quella che è, e non serve una prova giudiziaria per dire che Silvio Berlusconi è un puttaniere.
Immaginate lo sforzo per accantonare i pensieri deprimenti che riguardano il governo del vostro Paese e immergersi nuovamente nel fascino di suoni e colori di una nazione straniera meravigliosamente diversa dalla vostra.

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Chiedere al presidente della Repubblica italiana di combattere con tutto il suo peso istituzionale le scelte dissennate di un esecutivo ebbro di onnipotenza è una follia.
E ciò per due motivi.
Primo. Il ruolo del capo dello Stato è – come molti esperti tra voi mi insegnano – rappresentativo e poco influente.
Secondo. Giorgio Napolitano è un maestro nell’arte dell’ovvio. Un acrobata da cintura Gibaud e sandali del dottor Scholl. Il presidente di tutti gli italiani, ma soprattutto di quelli sonnambuli.
Basti notare come  ha “fatto irruzione” (le virgolette non stanno lì a caso) nel gran casino delle indagini di Trani: “Rispettare le indagini e le ispezioni” ha detto dopo averci pensato su una settimana. Che è come dichiarare che il pane fa bene ma fa anche ingrassare. O che il mattino ha l’oro in bocca ma che dormire fino a tardi è una goduria. O che il freddo secco è un’altra cosa rispetto a quello umido.
Non c’è niente da fare.
Nonostante il cliché che i giornali riesumano in questi casi (monito di Napolitano), nel migliore dei casi il Presidente suscita uno sbadiglio. Nel peggiore – almeno nel mio caso – stimola una riga che però leggerete censurata: kjahfq§owiu*hywp°ofkn#mv.cnçzx[v,mzbx%fh$jasGD£HJ=§vz.

E qui comando io

Lo mettono sotto inchiesta per concussione e minacce, e lui mette sotto inchiesta chi lo ha messo sotto inchiesta.
Se c’è  un programma televisivo che non gli piace, lui anziché usare il telecomando usa il telefono (la battuta, che ci crediate o no, è di Pierluigi Dark Bersani).
I suoi correi, accusati di favoreggiamento personale (Giancarlo Innocenzi) e di rivelazioni di segreto inerente a un procedimento penale (Augusto Minzolini), sono considerati, nell’unanime logica berlusconiana, persone al di sopra di ogni sospetto: il fatto che lui stesso li abbia piazzati dove sono – e dove esercitano il ruolo di correi – è una mera coincidenza, un misero pretesto per una volgare azione penale esercitata abusivamente.
Di mattina i suoi avvocati lo difendono in tribunale da quegli stessi reati che, nel pomeriggio, cercano di abolire in veste di parlamentari. Lavorano full time.
La legge non è legge senza il suo permesso. E contro la perentorietà delle norme c’è sempre il comodo ricorso al potere. Se una cosa non gli piace, lui la cambia. Se una cosa non gli conviene, lui la cambia. Se uno si rifiuta di cambiare ciò che non gli piace o non gli conviene, lui lo cambia.
Dal berlusconismo non si esce senza vittime.