Gli improvvisati

Gli improvvisati
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A futura memoria (politica)

 

dimissioni renziAd averceli primi ministri che si dimettono così, con classe e stile moderno. A meno che non preferiate i fuggitivi o i poltronisti.

Marino, il cattivo mancato

Ignazio marinoTutto si è detto di Ignazio Marino come sindaco fallimentare di Roma. Che è onesto, ma senza carisma. Che è debole, ma forte della sua debolezza. Che è meglio di quello che c’era prima e peggio di quello che verrà dopo. Che è riuscito nel compito quasi impossibile di trasformare uno scontrino in una tegola. Che bugiardo ma solo un po’, distratto ma solo un po’. Che ha distrutto una Roma già distrutta. Che non si sarebbe accorto di essere circondato da esponenti di “mafia capitale” neanche se Carminati gli avesse omaggiato una testa di cavallo per Natale. Continua a leggere Marino, il cattivo mancato

Sallusti tiene famiglia

Per esempio: Alfano non può non sapere che Berlusconi non è uomo condizionabile, come dimostra la sua vita di politico e imprenditore che nei momenti decisivi, dopo aver ascoltato tutti fino alla nausea, ha sempre deciso di testa propria, a volte smentendo i pareri di consiglieri storici, figli e potenti di turno. Attribuire ai falchi un tale, inedito potere è ridicolo, un modo forse di esorcizzare il fallimento di una alleanza, quella con il Pd, in cui avevano creduto e nella quale volevano continuare a credere dalla comoda poltrona di ministri.

Oggi sul Giornale Alessandro Sallusti scrive un editoriale per difendere la sua compagna. Della serie: un conflitto di interessi sana un possibile conflitto familiare.

La morte del Pd

bersani-dimissioni

Il disastro del Pd è il disastro di un partito – l’ultimo rimasto in Italia – che non ha saputo arrendersi alla crudele realtà del tempo che passa. Bersani e Bindi hanno gestito alleanze e progetti con la lungimiranza di un ubriacone a secco di alcol.
Un tempo ci insegnavano che è più difficile saper vincere che saper perdere, oggi questi catorci della politica italiana ci hanno dimostrato che è possibile perdere anche quando si vince.
Prima Berlusconi, ora Grillo hanno cucinato il Pd nel brodo dell’illusione, lasciandolo rosolare nel sogno di una vittoria a mani basse e servendolo al sangue dopo averlo affettato con precisa freddezza. Perché il difetto fatale di questa sinistra fanfarona è quello di cantare vittoria quando la vittoria non è nemmeno in vista. Dopo D’Alema, non c’è stato più un leader con la giusta dose di plausibile aggressività: da Fassino a Bersani, infatti, è stato tutto un crollo di credibilità fisica, ideologica, strategica.
Il Pd muore oggi di consunzione, ma è come se l’avessero assassinato.

Zichichi, i raggi cosmici e il telefonino di Crocetta

Guardi, ho un grosso problema. Sono sotto terra al Cern di Ginevra e devo individuare con precisione il volo delle particelle subnucleari. Lei pensa che possa preoccuparmi di aver perso il ruolo di assessore? (…) Se Crocetta pensa che lavorare con i raggi cosmici sia non lavorare, dovrebbe rinunciare all’uso del telefonino in quanto è grazie ai raggi cosmici che abbiamo scoperto le leggi dell’elettrodinamica quantistica di cui il telefonino è una delle applicazioni tecnologiche.

Oggi sul Giornale di Sicilia  in una bella intervista di Giacinto Pipitone, Antonino Zichichi spiega perché il suo ruolo di scienziato era profondamente incompatibile con quello di assessore della giunta siciliana di Rosario Crocetta. Colpa dei raggi cosmici.

Stanchezza

Si dimette il Papa più antico dell’era moderna. Il pastore che doveva coltivare la forza di una Chiesa fiaccata dagli scandali rivela la sua debolezza. E l’unico momento in cui un pontefice che non lascerà traccia nella storia può incidere in qualche modo nel futuro del mondo, è quello in cui toglie il disturbo. Parlando ai vivi in una lingua morta.

Formigoni raddoppia

Roberto Formigoni non lascia, ma raddoppia. Nuova giunta, nuova vita, nuove prospettive. E poco importa se i suoi colleghi sono al gabbio per tangenti e corruzione: mele marce e gli alberi sono pieni di mele sane, basta saperle raccoglierle.
Curiosa interpretazione del concetto di responsabilità. Se gli assistenti del capo sbagliano in massa, il capo può dirsi assolutamente estraneo?
Ovviamente no, è la risposta nell’emisfero degli esseri pensanti. Naturalmente sì, è la risposta nel microcosmo del Pdl. Partito delle libertà (di pensiero, di interpretazione, di costumi, di azione, di legiferare).

I barbari e i centurioni

Il segno della barbarie del centrodestra è tutto in una frase di Berlusconi: “No, così andiamo a sbattere”. Il vecchio miliardario che appesta la politica italiana ha appena stoppato le dimissioni di Renata Polverini, governatore del Lazio sommersa dalla melma di uno scandalo che farà storia. E lo ha fatto non in nome di un sincero convincimento, ma di una brutale strategia: chi ha il potere lo deve brandire sin quando non glielo strappano a forza dalle carni, in oltraggio alla giustizia e alla sete di verità.
Le dimissioni della Polverini, secondo Berlusconi, avrebbero pericolose ripercussioni su un’altra giunta di galantuomini, quella lombarda, che per spunti giudiziari merita le stesse attenzioni di quella laziale. Quindi affanculo i milioni dei cittadini buttati in cene, puttanone e grotteschi costumi da centurioni, la questione è meramente partitica e lo scacchiere su cui ci si muove non è, come pensano milioni di elettori, quello delle tentazioni più miserabili, ma quello dei sondaggi e dei punti di gradimento.
Come se rubare fosse un requisito di abilità politica ed essere scoperti un incidente di percorso.

Dalle stelle alle stelline

“O  si volta pagina o si va tutti a casa”, dice il governatore del Lazio Renata Polverini dopo la scoperta dell’ennesimo scandalo di una politica ricca di soldi non suoi e vergognosamente sprecona. Un ultimatum, come scrivono i giornali. Un ultimatum a tempo abbondantemente scaduto, come giudica un comune mortale non sovvenzionato a fondo perduto dallo Stato, non campato per quel che non fa.
In realtà l’espediente della Polverini che cerca un rinvio – l’aut aut è comunque un classico nella retorica del rinvio – è un’offesa al tempo scaduto e ai tempi in cui viviamo.
Non c’è un’opzione B. Non esiste una possibilità di correzione per il malandrino che ruba a casa dei poveri. In altri tempi gli avrebbero mozzato le mani: oggi il minimo è che gli mozzino la carriera.
Nessuno può ormai consentirsi un solo passo falso coi soldi della collettività perché di passi falsi è costellata la strada della nostra storia recente. Dalle stelle alle stelline, dalle stalle agli stallieri.