I nostri errori

Una delle correnti più forti della vita è quella che ci porta lontano dalle cose e dalle persone per come le abbiamo costruite, o conosciute (apprezzarle o detestarle è un dettaglio di poco conto, come spiegherò tra poco). Il cambiamento è il motore di quella corrente, come l’elica di un transatlantico che rimescola, trascina, abbandona, trita, trasforma.
Uno degli errori più frequenti in cui ci imbattiamo è quello di addossare agli altri la responsabilità delle mutate condizioni, insomma il fulgore degli “altri tempi” è sempre merito nostro e colpa di chi è rimasto al palo.

Rassegniamoci, non è così.

Perché l’errore di prospettiva – di questo si tratta – dipende sempre da dove piazziamo la nostra telecamera virtuale. Se guardiamo una persona con occhi che stanno, diciamo, a livello 1 (e non è una scala di valutazione) è assai probabile che quando ci sposteremo o saremo spostati a livello 3 quella persona risulterà assai differente. Così è per qualsiasi esperienza, bella o brutta che sia (stata).
La mia prima maratona l’ho corsa a perdifiato senza mai fermarmi con due pacchetti di sigarette al giorno in corpo: ma avevo la telecamera piazzata a livello 30, i miei anni di allora. Oggi vado molto più piano e osservo il mondo da un livello diverso, però i chilometri che – a Dio piacendo – percorrerò quest’estate a piedi saranno la lente che frapporrò tra la mia telecamera e il mondo che mi circonda. E serviranno ad annullare l’errore di prospettiva di cui sopra.

Certo, minchiate ne facciamo. Non è che nel segno dell’armonia dobbiamo dimenticare gli errori commessi o le trappole in cui siamo caduti. Però l’importante è non abboccare all’amo degli “altri tempi” e coltivare serenamente i nostri dubbi e le nostre incertezze.
I nostri errori migliori sono quelli che ci hanno colti vivi. Che ci hanno consentito di correggere il tiro, di chiudere porte, di tuffarci in mare aperto, di imparare a fidarci, di sperimentare nuove alchimie.
C’è sempre tempo per spostare la telecamera, trovare una nuova inquadratura e vivere sereni. Fregandosene della corrente, avversa o favorevole che sia: tanto cambia sempre.