Ottomila lire di pane

Giornali, tv e siti web si cimentano da qualche giorno nella misurazione (con bilancino elettronico) delle buste paga degli italiani dopo le riforme. Si assiste alla rimonta degli impiegati, il che potrebbe tranquillamente ispirare un nuovo episodio di Fantozzi data l’entita della cifra: quasi venti euro in più! Nessuno per fortuna ha la faccia tosta di nascondere che tale aumento è abbondantemente sepolto da quel fattore balzano e birichino che è il costo della vita (cresciuto, of course). Per i dettagli vi rimando ai rutti mascherati da opinione di certi economisti da seconda serata. Quello che voglio urlare dal mio fortino telematico è talmente semplice che la famosa casalinga di Voghera potrebbe scriverci su un trattato.
L’EURO CI HA RESI PIU’ POVERI. I PREZZI AL DETTAGLIO SONO RADDOPPIATI MENTRE I NOSTRI STIPENDI SONO STATI SEMPLICEMENTE TRADOTTI IN CIFRE EUROPEE, RIMANENDO INALTERATI.
Ok, ok… mi ricompongo e cerco di restar calmo fin quando non arrivo dal panettiere, al quale verso ogni giorno tre- quattro euro, sette-ottomila lire!
QUANTO PANE CI COMPRAVATE QUALCHE ANNO FA CON OTTOMILA LIRE?
Pardon.
Buona giornata.
  

L’odore delle notizie

Ora che la pace è andata in onda proviamo a dare una riassettata. Il caro Silvio ha chiesto scusa a sua moglie Veronica nella pubblica piazza mediatica. Qualcuno – tra gli incoscienti del giornalismo – ha criticato Ezio Mauro per aver scelto di pubblicare la missiva della signora: il direttore di Repubblica, che sarà una persona pacata, è riuscito a trattenersi dallo sbottare in un “ma siete rincoglioniti?” ed ha ricordato che una notizia è una notizia. Specie se fa il giro del mondo in poche ore. I giornali non sono opere pie, sono imprese che vendono un prodotto: teniamolo a mente, nel bene e nel male.
Su questo vorrei soffermarmi. Le notizie non hanno odore, anche quelle che ci irritano, che ci fanno scattare dalla sedia, che suscitano una risata o che ci annoiano. Le notizie sono ciò che accade intorno a noi. Sono certi giornalisti a stare fuori da ciò che accade intorno a noi. Sono quelli saccenti, quelli che ritengono di sapere sempre qualcosa in più rispetto a ciò che altri devono ancora raccontare. Sono quelli che si fanno, essi stessi, notizia. Sono incauti nel dare giudizi prima di aver finito di leggere (o di ascoltare) chi sa qualcosa più di loro e vendicativi con chi dimostra loro la fallacità della presunzione.
Silvio e Veronica possono aver fatto pace o imbastito una panzana politico-domestica alle nostre spalle. In ogni caso sempre notizia è, è stata, sarà.
  

Veronica e Silvio

La moglie di Silvio Berlusconi, la signora Veronica, affida a la Repubblica una lettera nella quale chiede a suo marito scuse pubbliche. Il motivo sta nell’ennesima guasconata del celebre consorte in occasione – stavolta – della cena per i Telegatti. I dettagli potete leggerli nei link che vi ho fornito. La riflessione va su due piani ben distinti. E’ giusto che un privato cittadino lavi i panni in pubblico laddove il pubblico è la dimensione che gli ha dato fama e successo? Ovviamente sì. E può un personaggio pubblico avere diritto a una cortina fumogena che lo difenda dalle frecce del pettegolezzo senza che questo lo faccia sembrare odioso? Ovviamente sì ma è impossibile. Ecco quindi che i due piani, quello pubblico e quello privato, presi singolarmente ci portano verso la medesima conclusione. Il diritto alla privacy non ha un peso universale. E la signora Berlusconi lo sa, innanzitutto a proprie spese.
La sua lettera è dirompente perché introduce il tema della vendetta matrimoniale – sottile, nonviolenta, garbata seppur durissima – nelle vicende politiche. In Italia non siamo esperti in materia: gli americani meglio di noi conoscono quanto sia importante la vita sotto le lenzuola per la costruzione, la fine e l’eventuale rinascita di un personaggio pubblico. Veronica Berlusconi dà un doppio colpo al marito. Il guanto è ovattato, ma sotto c’è l’acciaio. All’uomo manda a dire che, se uno ha fatto una scelta matrimoniale e soprattutto ha una certa età, è da imbecilli trotterellare dietro gonnelle, scollature, veline e tettone. Al politico raschia la pelle perché solo così sa di poter trovare la carne viva di colui che un tempo è stato unto dal Signore.
  

In caso di disgrazia

Se vi è mai successo qualcosa di brutto avrete di certo verificato come, in certe situazioni, il sistema delle relazioni personali subisca modifiche drastiche. E come venga fuori sempre una certa tipologia di personaggi. In queste poche righe provo a darvi qualche esempio, basato sulla mia esperienza.
I preoccupati. Vi chiamano durante il fattaccio e calpestano, nel nome della loro ansia, qualsiasi briciola di buonsenso. Se c’è da piangere piangono più di voi. Se c’è da tirare un sospiro di sollievo si astengono. Non sono cattivi.
I saggi. Tengono il loro stato d’animo sempre un passo indietro rispetto al vostro. Vi lasciano parlare se lo ritengono giusto, in caso contrario vi interrompono con eleganza. A loro piace manifestarsi per marcare un elenco nel vostro cuore. Come dire, io ci sono sempre. Ovviamente sono i migliori.
I pelosi. Sono capaci di farvi raccontare mille e mille volte sempre la stessa scena dolorosa. Mascherati da amici, cercano solo di saziare la propria fame di dettagli che poi ricicleranno con pettegolezzi e starnuti di morbosità. A me ispirano violenza.
I ritardatari. Sono quelli che non vogliono mai smettere l’abito dell’amico\a oppure del parente (prossimoventuroacquisitodimenticato) anche a rischio di apparire ridicoli. Si manifestano giorni dopo l’accaduto con scuse alla John Belushi in “Blues Brothers”: “C’è stata l’invasione delle cavallette!” Dicono di avervi tempestato a vuoto di telefonate quando in realtà non hanno più il vostro numero da anni. Brillano per ipocrisia.
Gli indifferenti. Hanno mancato un’occasione per manifestarvi umana vicinanza: erano distratti, avevano altri impegni, non gliene frega niente di voi. Nella loro scelta mantengono una coerenza: continuare a fregarsene di voi nel bene e nel male. Fin quando non avranno bisogno di qualcuno, tutto bene.
I raffreddatori. Vorrebbero rimanere freddi e distaccati, ma non ci riescono. Sono persone che generalmente vi detestano. E cercano di far proseliti: come se dovessero togliervi una base di consenso persino nei momenti più difficili. Hanno bisogno di una lezione.
ps. Mi piaceva illustrare questo post con il libro di Simenon dal quale ho rubato il titolo. E’ un modo per consigliarvi una lettura utile.
  

Il fisico e il cervello

In un mondo che sembra girare al contrario, ciò che è normale fa scalpore. Il Los Angeles Time ha pubblicato le foto di Arnold Schwarzenegger a sessant’anni accostandole a quelle di quarant’anni fa e commentando il tutto con la seguente frase: “Padre tempo ha terminato lo splendore fisico del Terminator”. Non c’è nulla di male nel constatare che il tempo passa, c’è molta imbecillità nel far assurgere a livello di notizia il fatto che ciò accade. Mi piacerebbe poter aprire un giornale e vedere una foto del cervello del direttore del Los Angeles Time accanto a un grande punto interrogativo. E una didascalia: “Padre tempo ha terminato ciò che non ha mai iniziato”.
  

L’asino che vola

Un blogger australiano ha ammesso (o confessato) di essere stato pagato da Microsoft per modificare i contenuti di Wikipedia, la più famosa enciclopedia online. Per i due o tre internauti che non lo sapessero vale la pena di ricordare che Wikipedia è nata e prolifera come risorsa indipendente: chiunque può editare voci esistenti e scriverne di nuove. Io stesso ho l’onore di essere incluso nei suoi elenchi.
Sono molto sorpreso dalla sorpresa con la quale è stata accolta questa notizia, soprattutto dal fondatore dell’enciclopedia. Spesso la componente di ingenuità nei guru e nei geniacci rasenta la faccia tosta. E’ mai possibile che uno così intelligente – mi chiedo – possa alzare lo sguardo alla notizia che c’è un asino che vola? Perché apprendere che qualcuno – che sia Microsoft o mio cugino – abbia interesse, stupidità, coscienza o incoscienza per sabotare e\o cambiare dei dati sui quali il controllo è praticamente impossibile e poi dichiararsi delusi è quantomeno da incauti o da creduloni. Indipendenti sì, ma con giudizio.
  

Cade la pioggia

Il maltempo in arrivo, accolto quasi con sollievo dalla Protezione civile che ha potuto finalmente emanare qualche bollettino di allerta, segna la gioia degli operatori turistici di montagna e quella di un bel po’ di italiani stufi di girare in maniche corte dall’estate scorsa. In Sicilia col caldo e la siccità non si scherza: ve lo dice uno che, fino a qualche anno fa, era costretto a fare la doccia col cronometro. Poi le cose sono cambiate. Un premier è venuto nell’Isola e ha inaugurato un prezioso rubinetto, gli amministratori hanno foderato le città di manifesti anti sete, un presidente della Regione si è posizionato al vertice dell’ufficio speciale per la gestione dell’emergenza idrica. E soprattutto ha piovuto.
Per troppo tempo ci hanno voluto far credere che la mancanza d’acqua fosse una questione politica: colpa dei comunisti o comunque “di quelli che c’erano prima”. C’è sempre un prima da additare nella politica italiana. Poi per fortuna piove… con quel che ne consegue.
  

Il male assoluto

Dopo aver letto\ascoltato (ieri a Matrix, nei giorni scorsi sui giornali) i verbali dei magistrati sulla strage di Erba credo che quella coppia di assassini rappresenti il male assoluto. E’ difficile cimentarsi nell’attribuzione di una gradualità a concetti estremi come il bene, il male, la gioia, il dolore, la felicità, la perfezione. Proprio per renderli più a nostra misura solitamente tendiamo a relativizzarli, a interpretarli per similitudine o per contrappasso. Insomma, usiamo come appiglio un termine di paragone e in questo modo li diluiamo giorno dopo giorno.
Nel caso dei coniugi Romano ci si trova davanti a una violenza cieca che partorisce fredde esecuzioni, nella totale assenza di rimorso, nel buio di un obiettivo da raggiungere senza futuro. Questo è il male assoluto. Una spranga e un coltello da cucina che frantumano e tagliano senza la guida di una coscienza, anche la più lurida. Non c’è l’illusione di una speranza: i criminali si muovono per fini immediati, urgenti, soldi, potere, consento estorto. Gli assassini di Erba non cercavano alcun vantaggio mettendo in atto il loro piano. E’ come se fossero stati collocati nel mondo per darci un messaggio: contro il male assoluto perdono e vendetta a nulla valgono.
  

La rissa in tv

Notizie dai giornali di oggi. Il rischio di disastro ambientale nel canale della Manica. Danni cerebrali per la sedicenne finita in coma dopo il blackout in sala operatoria. Le elezioni in Serbia. La lite a Buona Domenica. Mi soffermo su quest’ultima notizia, anzi “notizia”. Il rischio nel criticare questo genere di accadimento è di essere tacciato di peloso snobismo, rischio che in quest’occasione corro volentieri. A Buona Domenica ieri si sono presi a parolacce in diretta. Basta l’elenco dei partecipanti alla semi-rissa per spiegare tutto: Nina Moric (foto), Elisabetta Gregoraci, Stefano Bettarini, Fabrizio Corona, Paola Perego. Con un palco così forbito si poteva ottenere un risultato migliore? Ci hanno insegnato, quando la situazione diventa insostenibile, a pensare (e dire) che “il mondo è bello perché è vario”. Mi oppongo, a Buona Domenica è troppo vario.
  

Cassazione

C’è una sentenza della Cassazione che riguarda internet e che (ovviamente) sta facendo il giro di internet. Do il mio contributo. In pratica è stato stabilito che scaricare files dalla Rete senza fini di lucro non è reato. Questa è una di quelle notizie che appartengono alla categoria del “troppo bello per essere vero”. Infatti, a ben leggere ci sarà di certo di che obiettare da parte di discografici ed esperti di tutela del diritto d’autore. Già c’è chi fa notare che la sentenza si riferisce a un caso che è precedente all’entrata in vigore della nuova normativa (che impone limiti e sanzioni a chi scarica files in modo autonomo). L’importante è, a mio parere, contribuire a sancire alcuni principi inderogabili:
a) Un cd di musica non può costare 20 e passa euro.
b) Le opere di ingegno sono fatte anche per far campare gli autori.
c) La tassazione dello Stato su musica, cinema, libri eccetera non può essere gestita con la stessa disinvoltura che riguarda auto, sigarette, benzina e case.
d) Quel che circola su internet è assolutamente pubblico.
e) Ciò non vuol dire che tutto debba circolare su internet.
  

Professione: Paris Hilton

Mi dispiace per alcuni di voi, ma l’avevo promesso. Di Paris Hilton dovevo tornare a parlare. Questa signora di cui non si conosce il mestiere è la nipote di Conrad Hilton Jr., già marito di Elizabeth Taylor e fondatore della catena di hotel Hilton. Dicono i suoi biografi che, a parte l’esordio con un video porno distribuito clandestinamente su internet, Paris Hilton ha recitato in qualche film, cantato qualche canzone, disegnato qualche vestito e soprattutto flirtato molto. Ultimamente è stata testimonial per una azienda di telefonia italiana. E’ il modello migliore a cui ispirarsi per una fetta di generazione che si riconosce nei valori della notte brava e che crede fermamente nell’umanesimo che sta al di sotto della cintola. Non ha troppe colpe, la signora. Non più di quante se ne possono attribuire al piercing o al tanga ben esibito. E’ comunque un simbolo incosciente di un periodo in cui ogni trasgressione, errore, scemenza o reato passa per un videoclip sul telefonino.
  

I misteri del Grande Fratello

E’ tornato il Grande Fratello. Dico subito che non sono un appassionato di reality show quindi non ho una conoscenza specifica del fenomeno. Però ne ho letto e, soprattutto, ho seguito la sorte di alcuni concorrenti. Come accade per tutti i programmi di successo (abbiamo già esaminato il caso di Sanremo) del Grande Fratello è semplice parlare male: è stupido, diseducativo, volgare, pericoloso e via dicendo tanto per riferire alcuni dei giudizi che ho letto fino a ieri sui giornali. Sarebbe più interessante ignorarlo, se davvero merita almeno un decimo degli aggettivi che ha collezionato. Invece si verifica un singolare cortocircuito in cui il ribrezzo e la passione si intersecano in giudizi estetici che sembrano critiche d’arte, psicologi e starlette fanno a gara a rubarsi il ruolo, voyeur travestono il televisore da mega buco della serratura. Non mi auguro che l’edizione italiana del GF faccia la fine di quella inglese, con fuga di sponsor e il ministro della Cultura che lo bolla come “disgustoso”. Mi auguro che finisca come dovrebbe finire un normale programma televisivo, promosso o bocciato dalla sua stessa qualità. Senza puzza al naso né estremismi.
  

Viva la radio (senza la tv)

Sono un appassionato di radio. Sia come strumento tecnico (a cominciare dalla mitica Tivoli) che come struttura che trasmette musica e notizie. Sin da bambino sono sempre rimasto affascinato da queste scatolette parlanti: chi ricorda le Voxon col supporto asportabile?
Onnivoro nella musica come nella scelta dell’emittente, ho il privilegio di aver vissuto sempre con una colonna sonora, quella della modulazione di frequenza appunto.
Al giorno d’oggi la radio va in tv. Da Radiodue a Radio Deejay, da Fiorello a Linus è spuntata una telecamera a raccontarci quel che fanno i nostri beniamini mentre stanno dietro a un microfono. E tutto questo non mi piace. E’ vero, si può scegliere, si può ascoltare come sempre “ad occhi chiusi”. Ma la sola idea che ci sia l’immagine a oscurare il fascino della radio mi dà un fastidio tremendo.
Boicottiamo queste iniziative, liberiamo i nostri beniamini dalla schiavitù della televisione. Alziamo i telecomandi in segno di guerra. Lottiamo per ridare agli eroi ordinari delle nostre anonime giornate il volto che solo noi possiamo inventare per loro.
  

Calvino

Parliamo di libri. In questi giorni celebro un anniversario: quindici anni fa leggevo “Le lezioni americane” di Italo Calvino. E’ un libro non semplice, di quelli che possono suscitare reazioni opposte (e nel link che vi propongo ne trovate un discreto assortimento). Me lo diede un vecchio amico che adesso non si ricorda nemmeno più di avermi fatto quel regalo e lo lessi in un sorso durante una vacanza sulla neve. L’opera di Calvino, che è anche tra le più citate a sproposito, mi prese per i capelli e mi fece capire qualcosa in più sulla Letteratura e – udite udite!- sulla vita. So che parlare in questi termini rischia di essere un’irritante autocelebrazione quindi la chiudo qui. “Le lezioni americane” sono state il mio giro di boa.
  

Il Ponte

Dopo l’incidente sullo Stretto di Messina c’è chi invoca il Ponte come unico rimedio contro queste tragedie. E’ il sintomo di una dietrologia, tutta italica, che deve per forza impiegare cerotti usati su ferite sanguinanti. Il Ponte contro gli incidenti di navigazione e, perché no?, contro quelli aerei, ferroviari, condominiali, domestici. Il Ponte è quello che ci vuole! Sono d’accordo, a patto che sia quello che auspicava Bufalino negli anni Settanta: un ponte di libri.