Nove anni possibilmente per non perdersi

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Nove anni sono passati. Da quando pastrocchiai le prime quattro parole su questo blog sono passati nove anni. Allora non ci credevo troppo, pensavo a un riempitivo della vita, una specie di abbaino in cui rifugiarsi quando si vuol far finta di pensare ad altro. Invece quelle quattro parole cambiarono tutto.
In questi nove anni, da qui sono passati pensieri di ogni forgia, autori di ogni pedigree, è passata vita (molta) e miracoli (pochi) di molti di noi. Anche la morte ha avuto la sua fetta, perché è inevitabile guardare un fiume che scorre e non pensare a ciò che passa e che non c’è più.
Inutile dirvi quanto sia cambiata la mia esistenza. Chi ha avuto la pazienza di seguirmi ha avuto qualche assaggio della rivoluzione che mi ha investito da quel 10 dicembre 2006. Segue »

Il calcolo imperfetto della felicità

ormone-felicita-3felicitàAmo il Natale. Aspetto questo periodo sin da Ferragosto: non sono stato concepito, allevato, assemblato per l’estate, nonostante la mia passione per il mare. Sono il freddo, le giornate corte, l’imminenza di una vacanza in montagna che mi accendono. Il resto è solo un riempitivo emozionale, un frammento di countdown felice.
Oggi mia moglie ha fatto l’albero, come da tradizione, e io mi sono goduto un paio d’ore di estasi domestica. La musica in sottofondo, lei che armeggia (non senza lamentarsi) con un albero ecologico zoppicante, la casa che cambia penombre, la gioia di un calore fisico che non è atmosferico.
Di tanti (ormai troppi) Natale è fatta la mia vita, dalla delusione di un Babbo Natale che non esiste alla gioia atavica per la stagione dello sci, i ricordi hanno superato quantitativamente le aspettative. Eppure ogni anno è una scoperta, un censimento di emozioni: non c’è mai una festa uguale perché il calcolo della felicità è imperfetto, spesso col passare degli anni è una somma di sottrazioni. E se sei costretto a fare i calcoli non è detto che tu debba avere confidenza con la matematica, basta solo un pizzico di autocritica. Alla fine – potenza del clima natalizio e del velo di ottimismo che mi droga – penso che saggezza significhi saper limare le imperfezioni.
Quindi buon Anticipo di Natale a tutti. Che il pensiero semplice sia con voi.

Buon compleanno, Pupetto

francesco e geryCi ho pensato su per una giornata. Ho deciso allo scadere del tempo. Oggi, caro Francesco, avresti compiuto 50 anni. Se non ti fossi eclissato in un felice viaggio con la tua Donata – Parigi, le Maldive e altri posti meravigliosi per i quali ti davo puntualmente del “tascio” – saremmo stati insieme a mangiare, bere e ridere, anzi sghignazzare come sempre. Avremmo rievocato le scorribande di una vita da deposti Peter Pan, ci saremmo accoccolati nel presente sotto lo sguardo amorevole e sornione delle nostre mogli, mi avresti proposto l’ennesimo progetto geniale nel quale tuffarci e mi sarei lasciato tentare con la mia solita nevrastenica inconcludenza. Avresti aperto una bottiglia di vino e avrei fatto finta di non accorgermi che era il mio preferito. Mi avresti parlato con la franchezza riservata a un vero amico e non avrei avuto dubbi manco su una delle tue parole, contagiose come il tuo sorriso. Non mi avresti ricordato che c’eri quando gli altri non c’erano, quando avevo bisogno di un disgraziato che mi rispondesse al telefono alle due del mattino e non ti avrei ringraziato per avermi elargito una risata quando a tutto pensavo fuorché a ridere. Non mi sarei sognato di abbracciarti per una frase che mi dicesti quando inaugurasti la sede della tua grande impresa editoriale, indicando una stanza e una scrivania vuote.
Non ti piacevano le smancerie ed è giusto così.
Ci ho pensato una giornata per evitare di inciampare nel banale album dei ricordi, nell’autocitazionismo di chi per commemorare chi non c’è più tende a parlare di se stesso. Se sono caduto in questi errori – e ne ho la ragionevole certezza – ti prego di scusarmi, Francesco caro. Io volevo solo dirti che mi manchi ogni giorno, a ogni virgola della cronaca. E che se oggi sono arrivato a tempo scaduto non è per dimenticanza, ma per prudenza. Volevo scegliere le parole giuste, ma so di aver fallito perché il senso di vuoto non si può recensire, si può solo subire.
Comunque sia buon compleanno, Pupetto.

Il non perdono e le cicatrici dell’anima

salvatore quasimodoLa decisione del figlio di Salvatore Quasimodo di vendere il premio Nobel del padre per un’antica e irrimediabile offesa affettiva farà storcere il muso a molti. A me invece sembra un’incantevole e poetica vendetta, solidamente giustificata. La vicenda è semplice nel suo banale congegno: invitato alla cerimonia di consegna dei Nobel, Quasimodo non andò a Stoccolma con moglie e figlio ma con un’altra donna (che tra l’altro non fu ammessa in sala e alla cena di gala perché sconosciuta al cerimoniale). Segue »

Su casa, amore e libertà

Una casa non è una cosa. E il tempo non scorre a caso. Al di là delle allitterazioni, oggi festeggiamo un anniversario molto particolare, gli otto anni della nostra casa. Quello di celebrare la nostra tana è un impegno che io e mia moglie ci siamo dati sin dai primi tempi del nostro sodalizio sentimentale (unico sinonimo che sana le differenze tra fidanzamento e matrimonio). Perennemente infettati dal virus dei giramondo, dal morbo del viaggio continuo, non abbiamo mai dimenticato che le nostre radici non sono nella città, ma tra i muri del nostro appartamento. A ogni viaggio, insieme col trionfo dei ricordi dei luoghi visitati, officiamo il rito del ritorno tra le nostre cose. Sarà perché questa è la nostra prima vera casa, sarà perché tutto ciò che l’ha preceduta nei mille sentieri delle nostre esistenze indipendenti sembra una preparazione, una sfilza di atti propedeutici, sarà per l’età che avanza e ci rende più teneri (o fragili?), sarà perché fuori fa un freddo inusitato, sarà perché oggi avere un tetto significa essere più che fortunati, sarà per tutto questo e chissà cos’altro ma quest’anno l’anniversario ha un valore simbolico in più. Condividere è un investimento a lungo termine che comporta gli sforzi che tutti noi conosciamo: solo che i risultati si vedono soprattutto nei periodi meno luminosi quando la strada è in salita e i muscoli dei sentimenti devono dare il massimo. Una casa è un simbolo, un involucro che non contiene ma al contrario rende liberi. Ecco perché oggi festeggiamo. Perché, come l’amore, la vera libertà è quella che si condivide.

Alla ricerca dell’insoddisfazione perenne

12241271_964571823601554_2773164450726213996_nUno dei principali argomenti sguainati dai benaltristi che criticano la mobilitazione del mondo dinanzi agli attentati di Parigi è: dato che non vi indignate per i morti di altre parti del pianeta, questo fiorire di tricolore francese nelle piazze, nei monumenti, sui social è solo il frutto di una grande ipocrisia. Segue »

Maledetti maratoneti

Strade chiuse per il passaggio dei circa 1.700 atleti che hanno partecipato alla Maratona Città di Palermo, che però hanno creato non pochi disagi agli automobilisti…

Così sul Gds si riassume la domenica della Maratona di Palermo. A poco o nulla vale sgolarsi ogni anno per ricordare che in tutte le città del mondo la maratona è una festa, o per ribadire agli improvvisati cronisti che in simili competizioni sportive sono gli automobilisti che creano disagi ai runner e non viceversa. Niente da fare, è questione di incultura cronica e disperata.

Il diritto di odiare

La-torre-Eiffel-spenta-in-segno-di-cordoglioIn queste ore di sdegno disorientato, di paura liquida, c’è un diritto fondamentale, spesso calpestato, che va salvato. È un diritto che origina dal profondo delle nostre anime, che supera i cancelli della prudenza, ma che è fatto di ragione. Persino il Vaticano usa il verbo “reagire” e non richiama nessun’altra guancia da porgere. Questa è una tragedia di uomini, Dio non c’entra. E chi lo tira dentro – che sia di una fazione o di un’altra – è un cialtrone. Non servono più i pelosi distinguo che separano gli islamici buoni da quelli cattivi, qui ci si divide tra assassini e vittime, senza differenze di colore o di nazionalità. Lasciamo in soffitta i complottismi e le rivisitazioni storiche (l’Occidente, il Colonialismo, i traffici d’armi, i Servizi foraggiatori di terroristi, e altre cose così) e guardiamo le cose come sono. A Parigi come in qualunque altra città del mondo, chi spara sugli inermi non ha giustificazione alcuna, né storica né sociale. Non sono i “bastardi islamici” (per dirla con Libero) i nostri nemici, ma i bastardi delinquenti: i mafiosi, notoriamente cattolici, non hanno mai ispirato titoli tipo “assassini della Madonna” o “stragisti cattolici”. Analizzare i concetti, isolandoli dalle nostre contaminazioni ideologiche, è un buon modo per costruire una reazione adeguata. E per esercitare il nostro diritto più intimo e complesso. Il diritto di odiare.

Trattative e populisti

calogero mannino

Io non so se la “trattativa Stato-mafia” ci sia stata o no. So che mi devo affidare a un metro comune (cioè che sia uguale per tutti) per misurare l’attendibilità di una tesi. E ora che Calogero Mannino è stato assolto non mi piace celebrarne le doti di statista (che non gli riconosco) così come non mi piace gridare al complotto anti-antimafia (dato il pm in questione era Nino Di Matteo). La verità è che in questa inchiesta sono venute a collidere le forme più virulente di populismo: da un lato il partito dei partiti che vedono giudici politicizzati dovunque, soprattutto quando si esaminano le fedine penali dei loro iscritti; dall’altro le truppe degli squadristi antimafia che ritengono punciutu chiunque non la pensi come loro. Segue »

Spettinati dal rock

Malaluna

Alla fine degli anni Ottanta, quando eravamo spettinati dalla vita, ci ritrovammo in un locale di Palermo che sparava rock all’impazzata. Eravamo un manipolo di musicofagi schitarrati, perditempo notturni di varie etnie palermitane. Trascorremmo in quel locale molte estati e molti inverni, sempre a bombardarci di musica e risate, a spartirci birre e sigarette giacché allora il salutismo ci interessava quanto la Critica della ragion pura di Kant. Quel posto si chiamava Malaluna ed era gestito da Ezio, un tipo leggiadramente distaccato dalle cose terrene, una specie di guru senza dottrina che galleggiava in quei locali come il refrain di una canzone dei Police cantato da qualcuno lontano e invisibile: insomma lui c’era ma non imponeva la sua presenza. È forse stato questo il segreto di quel magico accordo che ci tenne tutti insieme per qualche anno: uno al Malaluna faceva quello che voleva, sapendo che era esattamente ciò che voleva l’altro. E tutto andò liscio perché nessuno di noi fece mai nulla di male. Segue »

Dalle notti magiche alle notti in bianco

rita bonaccorso schillaci

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Come in un pallonetto dell’ex marito, la traiettoria della vita di Rita Bonaccorso è da anni quella di una parabola discendente. E non trattandosi di storie di pallone è chiaro che nessuno si aspetta un gol, al contrario si resta spettatori attoniti davanti a certi capovolgimenti di un destino bizzarro.
Era la moglie del bomber di Italia ‘90. Era il simbolo ideale per rappresentare l’invidiata fortuna di diventare qualcuno pur essendo nessuno. Era la moglie di Totò Schillaci. Segue »

Quasi meglio dell’originale (e commovente)

Ieri mi sono imbattuto per caso in questa memorabile versione di Stairway To Heaven. Ci sono gli anziani Led Zeppelin commossi, c’è il figlio di John Bonham alla batteria, c’è un coro che spunta a sorpresa e c’è una magia che rende questa cover preziosa come l’originale. Se non avete mai visto questo video (qui c’è tutta la storia), prendetevi cinque minuti, mettetevi una cuffia e sparatevi la musica a palla. Disposti a tutto, anche a ritrovarvi con gli occhi lucidi.

Siete a casa vostra

rapinatori

Siete a casa vostra, con moglie, figli e nipoti. Non vi sentite al sicuro, come invece dovrebbe essere, perché i ladri hanno violato il vostro spazio non una ma quattro volte. Per questo avete fatto una virata drammatica nel circuito delle vostre scelte: per una vita avete tenuto in mano strumenti musicali (dato che li vendevate), ora avete scelto di tenere in mano una pistola. La musica inebria ma non serve a un cazzo quando vi hanno fregato pure il lettore cd. Segue »

I privilegiati della povertà on demand

telecomando della povertàChiamiamolo relativismo della povertà. È il capitolo più irritante dell’irritante storia infinita delle disparità sociali. Funziona così: tu sei una persona che guadagna, mettiamo, sei- sette-otto mila euro al mese e siccome hai fatto molti debiti, e ti sei imbarcato in un tenore di vita molto al di sopra di quel che una persona saggia si permetterebbe, sei autorizzato a piangere miseria. Segue »

A chi non capita di avere un sospeso da 18.451 euro?

spesa-al-supermercatoAbituati come siamo a masticare notizie, a impastare aggiornamenti dopo aggiornamenti, a vivere l’attimo con l’occhio alla timeline quindi a non viverlo, spesso ci lasciamo sfuggire dettagli che in altri tempi, in altre vite, ci avrebbero accesi di indignazione o di risate, a seconda dei contesti. Segue »